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lunedì 6 gennaio 2014

Frozen. Esaltazioni e considerazioni

Oggi è l'Epifania, che tutte le feste si porta via. Domani ricomincia il lavoro, la scuola, lo stagismo sottoper nulla pagato, insomma, è il settembre degli adulti. Per noi invece sarà il 7 gennaio.

Se domani è il 7, vuol dire che ho passato quasi una settimana ossessionata da Frozen. L'ho visto il pomeriggio del primo giorno dell'anno (che poi il pomeriggio del primo giorno dell'anno sa sempre di domenica, quella che passi a sonnecchiare sul divano come se fossi convalescente), poi l'ho riguardato con la Madre, e ho riesaminato i punti salienti/preferiti un centinaio di volte. Ed è quasi una settimana che voglio scrivere questo post.

Devo tuttavia fare tre premesse.
1) Sono una brutta persona, un'amica me l'ha passato scaricato in inglese e l'ho visto solo in lingua originale. In più, mi dicono che alcune traduzioni non rendano per nulla: quindi non è per fare la hipster che se la mena, ma per ignoranza, che non farò riferimenti alla versione italiana.

2) Non aspettatevi commenti sarcastici: l'ho adorato! Più di Brave, e anche più di Tangled (per citare le ultime due principesse di cui si è parlato - qui e qui). Preparatevi dunque a un panegirico acritico (forse). Rifiuto invece qualsiasi forma romantica di Elsanna. Tumblr, sto parlando con te.

3) So. Many. Spoilers. Ma nessun riassuntino, si dà per scontato che conosciate l'argomento.

*

Partiamo dalle cose facili. Mi piacciono i disegni, mi piace l'ambientazione, mi piace la rielaborazione della fiaba di Hans Christian Andersen (ho letto in giro Hans Christian Anderson. Morite tutti): mi piace che Elsa sia buona, non una Snow Queen impietosa e inutilmente crudele, mi piace che non sia ben chiaro chi sia l'eroina tra lei e Anna (qui ci sarà chi dirà "ma ovviamente la protagonista è Anna!", tuttavia per EVIDENTI conflitti di interessi l'opinione di costoro non è affidabile :P). Mi piacciono le canzoni! Ho come l'impressione che negli ultimi film Disney lo spazio "musical" sia diminuito (e non dico che non sia un bene): qui invece torniamo agli antichi fasti di veri e propri film cantati, e la musica non è per niente banale o noiosa. Let it go uber alles, ovviamente. E poi: Do you want to build a snowman, For the first time in forever, Love is an open door.

Frozen è divertente. E commovente: non so se attribuire il magone di Don't let them in, don't let them see, be the good girl you always have to be, conceal, don't feel, don't let them know ad una precoce demenza senile o ad una maggiore consapevolezza (della vita, dei doveri, dei tabù). Se entrambe le sorelle passano attraverso l'inevitabile processo di crescita, Elsa è quella che conosce la trasformazione maggiore, imparando a vivere i suoi poteri come un dono e una maledizione.

Sapete già dove sto andando a parare: mi piace che al centro ci sia il rapporto tra le due sorelle. Che l'Amore ci sia, ma risulti alla fin fine marginale. Che l'incontro/colpo di fulmine col primo uomo che Anna incontra sia in realtà un gigantesco abbaglio: Hans, aka Basettone, appare totalmente charmant all'inizio del film, e si rivela poi cattivissimo.

*

E ora, le considerazioni random.

Quanti anni hanno le protagoniste? Si dice che Elsa diventa maggiorenne; Anna deve avere due o (più probabilmente) quattro anni in meno: decisamente troppo piccola. Spero che il coming of age possa essere fissato ai 21: così avrebbe tutto molto più senso. Comunque, la carineria dei bambini Disney è innegabile.


Non puoi sposare qualcuno che hai appena incontrato. Grazie ad Elsa, la Disney è entrata nell'era moderna! Troppe (ex) bambine che seguivano affascinanti tipi sconosciuti che promettevano caramelle? La vera modernità però si otterrà soltanto quando i Basettoni non saranno per forza cattivi. Certo, con il principe Hans Of-the-southern-isles l'inganno era abbastanza facile da scovare: dodici (DODICI) fratelli maggiori, una tipa sconosciuta ma nobile, anzi, di sangue blu, che gli dice di amarlo dopo dieci minuti, e che gli lascia le redini del comando dopo nemmeno cinque: l'occasione, come si dice, fa l'uomo ladro. Ma pensate se il povero Hans l'avesse baciata, la nostra Anna (sia mai che un'eroina sia promiscua di baci!), per poi rendersi conto che no, non era il vero amore.



E sempre per la storia del Vero Amore mi fanno imbestialire le letture lesbo incestuose della trama. Non per omofobia, ci mancherebbe (e nemmeno per l'incesto, che comunque: in un cartone per bambini? Ma dai!), ma perché vanificherebbe tutti gli sforzi che hanno portato la Disney, se non al 2014, almeno a un grado di maturità da dopoguerra. Il bello è che le sorelle si vogliono bene, e che non c'entra né il principe azzurro, né il rude biondone (che poi comunque Anna se la sbaciucchia): chissene del romanticismo, la sorellanza è più forte. E per me, che non ho sorelle ma ho amiche, questo è ancora più bello. Anche perché diciamocelo, il bacio risolutore è un po' abusato.


E infatti non è detto che poi Anna e Kristoff si sposino. Seguendo l'esempio della nostra sempre amata Mulan, non si dice se poi i due convolino a giuste nozze: magari usciranno solo a cena. O a scavare ghiaccio (anche nella scena finale sono lontani).



Perché i cavalli Disney sono sempre particolarmente buffi? E perché qui le renne assomigliano ai cavalli? (La passione di Sven per le carote ricorda molto quella di un'altra cavalcatura di successo, il destriero del principe Filippo ne La Bella Addormentata).


Evviva cavalli e renne, ma abbasso Olaf. Quel pupazzo di neve è odioso e anche un po' inquietante. E anche la sequenza dei troll, con la loro canzoncina ammiccante: inutile e anche eccessiva (da quando poi i troll sono dei teneroni soap opera addicted che alla sentenza "Only an act of true love can thaw a frozen heart" si sbaciucchiano tra loro dopo aver esclamato "A true love's kiss!" ?!).

Ma i CAPELLI? Ho un inspiegabili desiderio di avere i capelli lunghissimi (cosa che non potrà accadere a breve), e tutto per colpa di questo film. E un ultimo momento da occhi stellati: la trasformazione di Elsa. Ho trovato la mia prima canzone preferita dell'anno nuovo.




lunedì 2 dicembre 2013

Post per Historycast!

Andò più o meno così.

"Ma dove sei?! Perché non guardi il cellulare quando serve?!"
"Stavo facendo ripetizioni, la mia unica fonte di sostentamento. Perché faccio cose e vedo gente, ma quello che paga, alla fine, è sempre il latino (non ci sono classicisti nella mia zona). Poi dicono che le materie umanistiche non ti danno da mangiare".
"Sì sì, va beh. Mentre tu latineggiavi, io guardavo la conferenza di Digitalia. C'era la tipa di Historycast, quella che scrive quei post bellissimi di storia e poi ne fa anche il podcast, così anche chi non sa leggere come me la può ascoltare. SI LAMENTA CHE NESSUNO SI è MAI PROPOSTO DI AIUTARLA! Scrivile!"
"Ma io..."
"NO! ADESSO!"

Mezz'ora dopo.


Insomma, faccio parte della redazione di Historycast (anche se la pagina è ancora in costruzione). Comunque, se non ci credete, oggi hanno pubblicato un mio articolo, su cui mi sono dannata nell'ultimo mese (con un affanno inutile, perché è uscito due settimane più tardi del previsto). Mie le traduzioni, mie le paranoie, non mio il titolo, ecco a voi il mio post su Claudio:

http://www.historycast.net/?p=2930#more-2930

lunedì 30 settembre 2013

Storie di formazione. La mia prima migliore amica, ultima parte

Facciamola breve. D. ha passato gli ultimi sette anni (o otto, boh)a giocare a fare la fidanzatina in casa, lamentandosi della suocera e, verso la fine, a sbuffare sulla sua dolce metà. In questi anni universitari ci siamo riavvicinate, ci vediamo abbastanza spesso con lei e V. (V. e D. sono poi diventate Migliori Amiche anzi Sorelle, con frequenti e rumorose esternazioni d'affetto) e anche E. (A. no, si è innamorata due anni fa di un assicuratore ed è sparita - notiamo come fra l'altro sia lei ad avere la carriera più brillante (lavora in banca), risultato inversamente proporzionale al successo scolastico, come spesso accade). Lo scorso Febbraio D. si è lasciata col ragazzo (che lei non amava più, a suo dire) e da allora non fa che rimpiangerlo. Una cosa seria, c'è stata una depressione nel mezzo e dottori e uno psichiatra e delle pillole, e scenate isteriche e crisi di pianto e mutismi e insomma, tutte cose discutibili, ma una volta che esprimi la tua contrarietà, cosa ne ricavi?

In un tentativo di farle cambiare aria, o di ricorrere alla vecchia e gloriosa tecnica del "chiodo scaccia (e schiaccia) chiodo", le ho presentato i miei amici, forse anche per distrarla e non farmi più ripetere frasi come "ormai ho quasi venticinque anni, chi mi vorrà più?". Quel che non avevo considerato non era tanto la storiaccia di sesso (se volete il mio parere piuttosto squallido), ma che D. si sarebbe trovata giudicata anche da altre persone. E insomma, tutto questo lunghissimo discorso di tre post per chiudere con l'unica frase importante: MI Dà FASTIDIO. La critico ormai da tempo immemore, certe sue abitudini o modi di pensare mi fanno venire l'orticaria, non capisco perché si vesta da BOTTANA IMPERIALE per uscire la sera al baretto tamarro per bere una cosa io e lei, disprezzo il suo avere più di cento paia di scarpe (e nessuna che costi più di venti euro), mi urta il fatto che urli quando parla, non so se per abitudine o posa, mi imbarazza che giudichi "noi ragazze, che una volta che siamo fidanzate ci vedono solo in pigiamone" (non ho completini intimi sexy. E neanche camicie da notte o pigiami sexy. Li trovo ridicoli. E le mutande sintetiche mi fanno venire la candida solo a pensarci. Nessuno si è mai lamentato per questo, e, a ben pensarci, deve solo provarci), insomma, continuo a emozionarmi più per gli effetti speciali di un film fantasy che per l'ultimo acquisto da Yamamay. Non capisco perché non si dia una svegliata, odio la sua mentalità anni '50 (senza uomo, che donna sei) rivestita da atteggiamenti da femme fatale (ma è inutile che fingi di essere in Sex & the city se dentro sei una Pollyanna). Nonostante tutto questo e tanto altro, però, le voglio bene.

Mi dispiace per lei, mi arrabbio ma alla fine non riesco a non prendere le sue difese di fronte agli altri. Come quando uno critica i tuoi genitori: puoi aver parlato male di loro fino ad un istante prima, ma quando senti qualcun altro che lo fa, ti sembra improvvisamente ingiusto. Le voglio bene, non so se ormai è solo per abitudine, per tutte le volte che siamo state sveglie la notte a chiacchierare e a raccontarci i segreti, per quelle volte che, anche se mi superava di tutta la testa, chiamava me quando non sapeva che fare (come la telefonata in cui scoppiò a piangere: "IO NON CE LA FACCIO PIù"), per i giri in bicicletta del sabato pomeriggio, per le feste di compleanno fatte insieme (siamo nate a una settimana di distanza), per la sua completa fiducia in tutto quel che facevo, il suo credere (tuttora, ormai mi sa che è l'unica) che "un giorno entrerò in libreria e ci sarà il tuo nome su un romanzo nello scaffale dei bestseller", perché quando mi ero lasciata con quello che è a oggi "la mia storia più lunga" aveva organizzato a forza un week end via da tutto, a base di spritz, patatine e vecchie sane abitudini (film e nanna) per tirarmi su il morale, perché ha sempre un pensiero buono per tutti, perché non ce la fa ad essere stronza.

Insomma, chiamatela pure psicotica, ninfomane, pazza, depressa, fuori di testa, oca. Dite pure che è irritante, un po' scema, esagerata, malata di shopping, ossessivo/compulsiva, possessiva, gelosa, matta. Quello che volete, ma non davanti a me. Continuerò a criticarla, ma anche a difenderla. E soprattutto (e nonostante tutto), a volerle bene, e se ne parlate male di fronte a me, è come se faceste del male anche a me.

sabato 8 giugno 2013

"Però è per gioco"

Anno 1991 (o 1992).

Avevo tre anni e andavo alla scuola materna nella classe verde. Avevo già conosciuto la Vi, all'epoca eravamo piccole uguali e già amiche. E avevo già conosciuto M.G., un anno più di me, aria da bad boy, fichissimo. Era il mio grande amore (e anche della Vi. Anche adesso, dopo tutti questi anni, ne parliamo sempre con un sospiro).

"M.B. è proprio il tuo grande amore, eh?"
"Eh, sì, mamma, mi piace tanto"
"Eheh"
"..."
"..."
"Però mamma io lo dico per scherzo. È il mio grande amore per gioco"
"Ahah, ma certo tesoro, certo che è per gioco"

Già da piccola avevo capito tutto.

mercoledì 17 aprile 2013

"È un aprile molto bello questo", postilla con domande

Perché tutti io gli insicuri? I paranoici? I complessati?

Li attiro? Mi piacciono? Cosa faccio per meritarmeli? Perché li preferisco agli altri? Qual è, di preciso, il loro fascino? E qual è il mio fascino ai loro occhi? Sono materna? Gli ricordo la loro prof delle medie? Gli piaccio quando pronuncio la parola "fallo" senza il minimo imbarazzo e in tono del tutto scientifico (grazie, studi classici)? Li "metto in soggezione" (cit.) e pensano che io possa risolvere ogni male?

Non mi deludere, Ser Gi Gi.

lunedì 11 febbraio 2013

Cuoricini (ennesimo post disconnesso)

Ci sono due tipi di ragazze (concedetemi il termine, siamo tutte un po' ragazze, dalla bambina di dieci anni che già si vede grande alla nonna un po' svampita. D'altra parte, la mia voce interiore, con cui dialogo e monologo sin da quando mi ricordi, è sempre stata la stessa - e probabilmente sempre lo sarà, e continuerà a definirmi ragazza): quelle che sono felici solo con un uomo; e quelle che sono felici o infelici, ma che lo sono da sole, senza aver bisogno di un qualcuno al proprio fianco per esserlo.

Grazie a dio conoscevo a memoria la parte più importante di Piccole Donne ancora prima di leggere la versione originale.

*
Parentesi: uomini indegni, per me potete anche esistere e prosperare, ma fate attenzione a chi fate soffrire. La rivincita, per noi, arriva sempre (non penso di essere stata così arrabbiata neppure quando la cosa mi toccava in prima persona. Ho scoperto di essere un'amica vendicativa).

*

Ma nonostante l'acidità che mi contraddistingue (è stato detto di me: sei come uno yogurt al limone), che lo si voglia o no questa è la settimana di S. Valentino (festa orribile con cui però ho fatto la pace l'anno scorso al grido di ogni occasione è buona per brindare e magnare), e questo è un blog frivolo. Quindi, non aspettatevi analisi fantapolitiche sulle dimissioni del Papa (secondo me ha fatto bene, è un uomo anche lui, contrariamente a quello che pensano altri. Mi scoccia solo per il momento - che ti dimetti a fare ORA che poi la gente non parla d'altro, e intanto scopro dalla radio mentre faccio colazione che persone intervistate a caso neppure sanno chi siano i candidati alle elezioni, e c'è anche chi dice "eh non so, non m'intendo di politica, ne deve parlare con mio marito". Per la serie, e io che pensavo che vestirmi da Stepford Wife a Carnevale fosse un'idea originale perché assurda). Oggi, cuoricini (e immagini varie pescate in giro, senza alcuna pretesa di nessi logici).







by Marisa Seguin

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E video:

Post-it love (vuole essere tenero, ma finisce per risultare un po' creepy)




Paperman (ormai abusatissimo)



Invention of love (tristerrimo)


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Diario delle cose belle: la mia prof delle medie che mi dice "aspetto di vedere qualcosa pubblicato da te, col tuo nome sopra!"; una festa in maschera; le frittelle; la neve; l'autostima.

mercoledì 6 febbraio 2013

Tisana time

 Tempo fa, una mia amica di università diceva di me e di un'altra che non riesco mai a capirvi. Alternate momenti di esaltazione/felicità ad altri di tristezza/malinconia.

Mai analisi fu più veritiera. Mi ci vuole anche pochissimo a passare da un estremo all'altro (grazie, ormoni!): vedere la luce in fondo al tunnel della tesi, ridere forte, avere qualcosa da aspettare (che è molto diverso dall'aspettare di aspettando Godot). Il tutto senza lasciare da parte la mia costante scontrosità (è un dono).

Coda a parte, sono io.
Cosa farei senza iwastesomuchtime.com?

*

Per la serie buoni propositi: la prossima volta che ilmioamicodeicaffè, o chiunque altro, mi butta lì la frase magaricivediamounaseradiqueste...?, non glissare, cambiando argomento con charme, ma sedersi, affrontare la questione e dire che, dati gli errori magistrali commessi in passato (magistrali che altro che tesi), sono giunta alla conclusione che non posso più occuparmi di questioni simili. Invitare caldamente l'interessato/gli interessati a  inviare cv e lettera di presentazione (con foto) al mio gruppo di amiche, che avrà il compito di selezionare, scartare (soprattutto), ed, eventualmente, richiamare. (Dovrò informarle).

*

Postilla (post tisana): è passato quasi un anno dal post scritto in piena fase dell'abbandono da parte di uno che era appena uscito dalla porta del mio studiò (sigh, quello sì, che mi manca), e che evidentemente non mi si filava mica tanto. Non so nemmeno io perché mi fissi così tanto con persone che non dimostrano di meritarlo, però ormai è passato un sacco di tempo. Ed è il momento di dirlo: nonostante tutto, aveva delle brutte mani.

martedì 4 dicembre 2012

Deliri da febbre: ingegneri e Reykjavik

(Avviso ai naviganti. In questo post ci sono un po' di cose sparse, il senso logico non è richiesto né previsto, abbiate pazienza).

Mentre stanotte rabbrividivo alternativamente di freddo e di caldo, pensando che "sì, forse ho un po' di febbre" (39, come da migliore tradizione), mi è venuto in mente di quando mi dicevano che "la febbre ti fa diventare più alta". Ah-ha. BALLE. A fatica ho raggiunto un'altezza a stento dignitosa, e mi stupisco ancora quando mi rendo conto che ci sono ragazze più basse di me. Ho amiche più basse di me, ed è stranissimo rendersi conto di essere la più alta o quasi del gruppo quando sei sempre stata abituata ad essere quella bassa. Poi di norma le mie amiche (e i miei amici) sono tutti più alti (e molto più alti) di me, quindi il problema non si pone.

Ieri ero a Torino, ho rivisto i miei vicini di casa del primo semestre, gli i.i. alias nanotèc, insieme alla mia voisine/petit soeur, che mi dice che nel mio studiò ora vive un surfer australiano biondo. Eh, son cose.

Ieri era una giornata bellissima, invernale ma con il cielo pulito e tantissima luce. Un lunedì di vacanza, insomma. Ed è stato strano ritrovarmi in un contesto completamente diverso con quelle persone con cui condividevo pranzi e cene e spese dell'ultimo minuto, e il "te lo ricordi, quando ci siamo incontrati alla metro, e ti abbiamo parlato in francese?", e la voisine che mi dice che è merito mio se lei e il marchigiano stanno insieme, perché li avevo portati con me al party di Thanksgiving l'anno scorso (dove io avevo incontrato il belga, tra l'altro. Beh, non può andare bene per tutti). Suddetto marchigiano che mi fa fare il tour della città tenendo sulla spalla il completo con cui si cambierà prima dell'ennesima proclamazione di laurea. Il caro vicino che ci segue trascinando il trolley ("Dentro ho il completo, un sacco a pelo, della roba sporca. No ma non si sarà spiegazzato, eh"). "E tu cosa stai facendo adesso?" "La risposta breve è che sono in vacanza" "E quella lunga?" "Che mi sto muovendo per fare domande per un dottorato" "Ah, quindi sei in vacanza". "Sei andata a votare alle primarie?" "Certo! E tu?" "No, alla fine no. E chi hai votato? Aspetta... sisi, avrai votato la Puppato" Sì! Ma come hai fatto ad indovinare?" "No, davvero?! Cioè, uno dei tre voti era il tuo?! Comunque era troppo facile, tu sei fissata con le donne al potere".

Mi sono trovata per l'ennesima volta circondata da Politecnici ("ah, e così sei una sua amica. Fai anche tu ingegneria?" "No. Faccio Lettere. Classiche" "...ah" "Ci siamo conosciuti a Losanna l'anno scorso, eravamo vicini" "...ah. Ma, uhm, sei dell'Università di Torino?" "No, della Statale a Milano" "..." "..." "... no, comunque parli bene francese!" (e cosa c'entra??!)), ho provato a spiegare la mia tesi per l'ennesima volta ai non addetti ai lavori (troppo faticoso), ho obbligato il marchigiano a farsi fare le foto con la voisine, ho partecipato io stessa alle foto di gruppo ("Tutti insieme! Come una famiglia!"), e ho fatto la nerd ("ah, eri anche tu a Lucca! Pure io!"). Ho anche pensato di fare la escort per le feste di laurea degli ingegneri (quelli che la nonna li tormenta con "ma allora hai trovato una ragazza?". In fondo ho una faccia pulita, so fare conversazione e fingere interesse e conoscenze che non ho. Alle nonne e agli zii dovrebbe bastare), se non che ho scoperto che ci sono anche delle ingegnere donne e molto carine - e che non tutti gli ingegneri sono orrendi. Peccato, era un mercato interessante.

"Figlia, ma io ti mando a queste cose così poi tu ti trovi un bravo ingegnere... e tu mi dici che non ne hai incontrato manco uno?" "Manco uno che andasse bene".
Anche perché poi mi sono resa conto che in treno, all'andata, mi si era seduto di fronte uno con la classica faccia da ingegnere. Che ha anche tentato un approccio piuttosto banale ("Scusa, la prossima fermata è Novara?" "BBOOOOH!"), e ripensandoci mi è dispiaciuto, ma io stavo ascoltando la mia musica e non volevo essere disturbata. Se preferisci canticchiare fra te e farti i fatti tuoi piuttosto che chiacchierare con un'altra persona, vuol dire che il tizio in questione non ne vale la pena, no? Oppure che sei sociopatica.
Ed ero anche immersa nella lettura, avevo comprato Velvet (perché costava solo 1 euro. E io adoro fare viaggi in treno con una rivista patinata in mano, o un libro nella borsa, o un giornale sottobraccio). Una lettura inutile, davvero, ma con un articolo illuminante.

Io sono una Reykjavik.

Mi è stato detto più volte, e da più persone, che sono fredda. Che inizialmente io, cresciuta con un'educazione calvino-stalinista con influenze giapponesi, pensavo fosse un complimento. E invece no. Dunque, sono a-romantica, si è detto, e pure fredda. Mentre evidentemente dovrei essere sentimentale e pronta a sciogliermi in lacrime ad ogni occasione, peccato che questo se non sbaglio venga chiamato "isterismo", e nell'Ottocento lo curavano con dei proto-vibratori perché, si sa, le donne sono isteriche e l'unica cosa che le può far stare bene è quella cosa lì. Scusate, ma non ne sono convinta.

Comunque, leggevo questo articolo di Velvet dal promettente titolo: Single per scelta (originale, nevvero?). C'è questa scrittrice americana di nome Tracy McMillan, che, forte di tre matrimoni e altrettanti divorzi, si è messa in testa di insegnarci dove sbagliamo nelle relazioni e come farci sposare (e tenerci l'uomo).
Con un approccio sinceramente un po' sorpassato, la Tracy elenca cinque categorie di donne "insposabili", ovvero: 1) le stronze; 2) le pazze (ricordate quanto si diceva dell'isterismo poco sopra? Ecco, appunto); 3) le facili ("la nostra scrittrice usa in realtà una parola molto più forte", scrive la giornalista di Velvet, Deborah Ameri, che cito solo per lodarne l'imbarazzo palpabile nel terminare la frase, è chiaro che non ci crede nemmeno lei: "... e lo fa appositamente per provocare"); 4) quelle che si odiano; 5) le egoiste.
Ora, così a prima vista, io potrei appartenere o alla categoria "quelle che si odiano" (l'adolescenza lascia sempre i suoi segni, no?), o delle "egoiste" ("Specialmente dopo anni di singletudine, si approcciano agli uomini con un comportamento che passa attraverso l'Io", e attraverso cosa, sennò? Il Tu, per passare subito alla categoria 2? Il Noi, per farlo scappare, e giustamente, programmando già al primo appuntamento la propria vita insieme? Altri pronomi personali meno inquietanti?).

Ma la vera sorpresa è che potrei invece appartenere al gruppo numero 1. Cito la nostra Deborah Ameri, che così riassume dalla Tracy: Paragoniamole a Reykjavik, capitale dell'Islanda ...(fico!) Destinazione interessante, per qualche giorno. Ma troppo fredda e inospitale per viverci (e infatti non ci vive nessuno. Mica si è appena detto che è una capitale?). "Se vi sentite superiori agli uomini (che esagerazione, solo ad alcuni... vabbè, solo a MOLTI, ma è oggettivamente vero), se siete arrabbiate con loro perché vi possono far soffrire (sono arrabbiata con quelli che mi HANNO fatto soffrire, perché non si meritavano tutta questa attenzione), se non piegate mai la loro biancheria (e perché mai dovrei farlo?), allora appartenete alla categoria (mi sa che celo). Potete essere sexy, intelligenti, dinamiche e interessanti, ma se non siete anche dolci e affettuose, nessuno vi sposerà mai (me ne farò una ragione)". Meno male che la giornalista commenta, con un ultimo sussulto di orgoglio: "Analisi lucida, ma un filo conservatrice". Un filo?? In confronto, la Lady Grantham di Maggie Smith è una hippy. E Charlotte, l'amica di Elizabeth che sposa Mr Collins perché "ormai ho 26 anni, sono già un peso per i miei" una suffragetta.

Altra illuminazione da treno (stavolta al ritorno, probabilmente motivata dalle letture così stimolanti per l'intelletto a cui mi sono dedicata ieri): Sono troppo vecchia per fare la lolita, troppo giovane per avere il toy boy.

E poi mi stupisco perché mi viene la febbre.

Ultima perla di saggezza del post (in seguito a delle foto pubblicate su Facebook, dove le mie amiche sono carinissime e io sembro quella scema del gruppo): una volta mi è stato detto sai? non sei per niente fotogenica. Uno dei migliori complimenti evah.

Aggiornamento #1 (4.12.2012 h 19.53)
Il carovicino si è beccato la febbre pure lui, e ipotizza ipocondriacamente una sorta di intossicazione dovuta al discutibile cino-giapponese dove abbiamo pranzato. La fine è vicina. Se non dovessi riprendermi mai più, addio, è stato bello, fate un pranzo a base di sushi per ricordarmi, ma, ve ne prego, non un all-you-can-eat. Trattatevi bene, per una volta.

Aggiornamento #2 (5.12.2012 h 21.09)
Il marchigiano, offeso profondamente dalle insinuazioni del carovicino, regala una perla di saggezza indicativa della sua positività nei confronti della vita: "il peggio deve sempre venire". Così, giusto per farvi capire il mood.

martedì 9 ottobre 2012

I am Merida, and I'll be shooting for my own hand

Oggi, finalmente, parliamo dell'ultima principessa Disney sfornata (per ora) da quei bravi ragazzi della Pixar (che continuano a fare cartoni animati per le ex bambine degli anni 80).

Signore e signori, ecco a voi: Ribelle (per una volta un titolo tradotto migliore dell'originale, che come tutti sappiamo è The Brave. Alla Disney italiana devono avere una visione molto ottocentesca e romantica del coraggio).

Ed ecco a voi anche la prima, sconvolgente verità:

Merida è una principessa anomala.


No, non perché fa la "ribelle", sbuffa contro sua madre, non si vuole sposare secondo le tradizioni, tira con l'arco, ed è rossa anziché bionda. Tutte le Principesse Disney erano un po' ribelli (l'ultima: Rapunzel che esce dalla torre), contestavano l'autorità genitoriale (Ariel, per esempio, che aveva pure i capelli rossi: era il 1989, tuttavia, e i capelli erano davvero rossi tipo pomodori troppo maturi, non arancioni come natura vuole), rifiutavano i matrimoni combinati (persino quella selvaggia di Pocahontas!), e facevano i maschiacci (un nome per tutti: Mulan).

Merida è bruttina.

"Come sarebbe a dire, bruttina?"

Bruttina per gli standard delle Principesse Disney, badate bene: ha ovviamente una pelle d'avorio, e i suoi capelli ricci e rossi sono quanto di più bello potrei sognare di avere; ha gli occhi azzurri e un vitino da fare invidia a Rossella O'Hara.

Il nasino, però, è molto piccolo nel viso tondo, e praticamente non ha mento. Soprattutto, non ha il fisico da pin up che persino quella che sapeva leggere (Belle) sfoderava: resta una bambina, anzi, una ragazzina in piena pre adolescenza, come le litigate con la madre sulla riga del tu non mi capisciiii dimostrano.

E io la adoro per questo.

Al mondo risulta peraltro inconcepibile che la nuova Principessa Disney sia di una bellezza fuori canone, molto normale, e tutt'altro che sexy: niente faccino ingenuo e sognatore, niente abitini rosa e svolazzanti. Occhi grandi ma niente flap-flap compulsivo di ciglia, capelli lunghi ma non appena usciti da una pubblicità Panthène, sorriso da ragazzina e non da seduttrice.

La tipa a sinistra NON C'ENTRA UNA CIPPA!
(Ho trovato l'immagine per caso, qui. Cito doverosamente dal post: Give our girls some credit, Disney, for crying out loud!!!  They don’t need everything to be prettied up and made princess-y and shiny to want to wear it!)
Merida non ha la voce da usignolo, è una frana in tante cose, è goffissima nel vestito elegante che dovrebbe farla apparire una lady (memorabile la scena in cui, per tirare liberamente con l'arco, lo lacera. Mi aspettavo diventasse anche enorme e verde, peccato che non sia successo).

Merida, soprattutto, non spasima per l'amore, vero o finto che sia, anzi, non ci pensa proprio. Le Principesse Disney hanno tutte sedici anni (Rapunzel , che a DICIOTTO anni è ancora rinchiusa nella torre, è veramente un'eccezione): Merida ne dimostra al massimo quindici, e anzi, io gliene darei quattordici.

I cosiddetti pretendenti sono tre, uno più ridicolo dell'altro (si ricorderà che avevo particolarmente apprezzato il giovane Macintosh. La sua faccia sveglia mi ricorda il Trota, in una versione meno repellente), ma, diversamente da quanto mi aspettassi, non ne salta fuori un quarto, della serie "poveromabello", "nemicomaintelligente", "vecchioamicod'infanziamaancheno". Lei, gli stupidimaschi non se li fila, sarà che è ggiovane, sarà che sta bene così, sarà che per ora non ha ancora incontrato qualcuno che le interessi.

La trama è, di conseguenza, tutta giocata sul conflitto con la madre (La Madre!), che, per semplificare le cose viene trasformata in orso (ed è buffissima. Voglio una madre orso. E i capelli rossi e ricci).

E voglio anche una bimba/scricciolo tutta capelli.
Livello estrogeni: +100
E sarà vero che l'argomento non è forse il più originale al mondo, ma l'evoluzione della mentalità umana (e disneyana soprattutto) è più lenta dello scioglimento dei ghiacciai (i quali, per parte loro, si sciolgono anche parecchio velocemente): Ribelle è un film rivoluzionario, perché è il primo in cui la protagonista è una Principessa che non solo non pensa al Principe, e nemmeno al Vero Amore, ma che non lo incontra neppure (Jasmine si era poi infatuata di quel poco di buono di Aladdin, e una donna di mondo come la Tiana de La Principessa e il Ranocchio si innamorava del Principe).

In generale, non c'è molta fiducia nel genere maschile: il padre è simpatico ma inetto, e racconta sempre le solite cose, i tre fratellini sono delle pesti mute, i padri dei pretendenti sono dei fanfaroni, e, lasciati gli uomini da soli, finiscono inevitabilmente a bere, a vantarsi, e a scatenare risse. Non è che siano cattivi, è che se ne fa a meno.

Discutibile solo l'uso dei fuochi fatui che dovrebbero "indicarti il tuo destino": cosa, esattamente, il cimitero? Ma quanta gente in decomposizione c'è in Scozia?

Thumbs up per la cuoca tettona e svampita che, in questo nuovo corso disneyano (che porterà la rivoluzione sessuale anche alle principesse, ne sono sicura), si becca l'unico uomo figo (una sorta di Kahl Drogo, ma scozzese).

venerdì 21 settembre 2012

They want a good-looking chick that likes to blow them away, someone who laughs at all the funny little things they say

Avvertenza: la citazione del titolo è seria e profonda, la canzone leggera e bellissima. Il resto del post non c'entra nulla con tutto ciò.

*

Nonostante sia in pre-esame, e abbia un altro centinaio di pagine (non previste dal piano iniziale) da leggere (e tutto da studiare, che credete), cedo alla voglia di scrivere un post. Ce ne sarà uno su Merida, per forza (la prima principessa Disney su cui nessuno si sdilinquisce a dirci quanto sia bella e quanto canti bene, e la prima che, giustamente, a quattordici anni non ha mica tanta voglia di sposarsi e figliare), ma stasera pensavo a qualcosa di breve, conciso e molto acido.

Per la serie "e poi mi chiedono perché sia ancora single": perché già mi bastano gli ex che ho, leggete per credere.

Megalomania
C'è quello che pensavi fosse il grande amore dei diciotto anni (qui per un post francamente inutile sull'argomento), e che, giustamente, non vedi da secoli. Lo ignori, ti ignora, vivete felici la vostra vita senza mai incontrarvi, né pensare l'una all'altro. Fino al momento in cui ti trovi coinvolta nella seguente conversazione.

"... e poi, sai, pensava di chiedere anche a M. di uscire, però voleva sapere se ci saresti stata anche tu"
"Ah. E perché scusa?" *non dirmi che è ancora offeso nel suo orgoglio di uomo perché non sono tornata da lui saltellando non appena me lo ha chiesto. Voglio dire, sono passati ANNI*
"Eh, sai, lui sta ancora con quella..."
"..." *e dunque?*
"... non vorrebbe che tu ci restassi male".

Grasse risate. (Niente di personale, M. ma non mi ricordo neanche più che faccia hai).

Squallore
Tipo ex che riciclano la location della "vostra prima vacanza insieme" con un'altra.

Imbarazzo (solo dopo qualche seduta di training autogeno sono riuscita a confessarlo a qualcuno).

Balle spaziali
"... dice che era in una situazione difficile, anche perché i vostri genitori sono grandi amici, eppure alla fine sapeva cosa era giusto e ti ha mollato".

Grandi amici? Chi? Le madri che per caso scambiano (una. volta. sola) due parole?

E da quando "sapeva cosa era giusto e ti ha mollato" può essere tradotto con "non aveva veramente le palle di mollarmi, quindi l'ho convinto a farlo, anche se forse io avrei voluto continuare a stare con lui (e questo non mi fa onore)"?

Sguardo allibito, e risate isteriche (sempre della sottoscritta).

*

Più che altro, a sto punto al prossimo giro mi metto con il tizio qua a fianco, che almeno mi fa ridere (e non aspetta che ci siamo lasciati per dire cose imbarazzanti).

sabato 21 luglio 2012

Madamina, il catalogo è questo

A tre settimane dal rientro (sì, sono in post Erasmus, e non mi vergogno ad ammetterlo) sono successe varie cose. Due esami fatti. Il tutor unimi che decide di non validarmi due seminari (e lo ribadisce urlando, perché sa di essere in torto: non l'ha mai detto, non ha mai risposto alle mie mail in proposito). Indi, altri due esami (e che esami!) to go in settembre/ottobre. Dai che ormai siamo carri armati.

A tre settimane dal rientro, i miei mi hanno riaccolta nel nido ("Perché non prendi in considerazione l'idea di un PhD? All'estero. Lontano. US?"), e i miei amici nel solito gruppo scalcagnato dove mi sento a casa. Le rimpatriate, le mail di sostegno, le telefonate cui non sono più abituata.

A tre settimane dal rientro, già una visita da Losanna, già un po' di nostalgia, già i biglietti pronti per tornarci, tre giorni in agosto. Vari contatti che per ora tengono, speriamo. Un sacco di ricordi, una cascata di aneddoti, certi così belli che se li racconti non sembrano veri. Anche svariate mail che a sedici anni mi avrebbero fatto sciogliere, da un francese biondo che a sedici anni sarebbe stato l'amore della mia vita. A sedici anni, appunto. And here's to you, Mrs Robinson (lo faccio per l'eterna sedicenne che è in me, mica per l'accento francese che sarà anche gay, però rende tutto più facile. E quando sarò ancor più vecchia e avvizzita, rinfaccerò a tutte le mie amiche vecchie  e avvizzite che si accompagneranno ad affascinanti e giovanissimi toy boys, che io ero già una coguar prima di loro. Una coguar platonica, ovviamente, che ancora non usava la crema antirughe e già riscuoteva successo tra gli appena ventenni).

E a tre settimane dal rientro, mi sembra anche il momento di ultimare e pubblicare la famosa  lista di tutte quelle cose che potrebbero essere considerate "armi di seduzione improprie", dopo più di un mese che resta lì a languire in mezzo all'elenco di tutti gli altri post. Gustatevela.

*

Bisognerebbe fare una lista di tutte quelle cose che potrebbero essere considerate "armi di seduzione improprie". E poi evitare accuratamente tutti quelli che ne possiedono più di due. Perché frequentare gente così porta inevitabilmente a cotte lampo, tormenti di capelli e tachicardia.

E non parlo (solo) di caratteristica fisiche (niente menate sui begli occhi, non sono mica Mr Darcy).

Comunque, sono lieta di comunicarvi che, dopo anni di dubbio, so finalmente che cosa risponderei alla domanda dell'intervista standard di D - La Repubblica delle donne, "Lo chiede a" (giusto nel caso diventassi qualcuna a cui chiedere).

Entra in una stanza dove ci sono tre uomini: chi e perché attrae la sua attenzione?

(Sì, è una domanda stupida, ma trovo che sia sempre bene prepararsi delle risposte standard in questi casi, non si sa mai).

Quello alto, con la barba e/o i capelli lunghi. (Non so se dietro tutto questo ci sia una sorta di complesso di Elettra, ma sinceramente non voglio saperlo). Il che va ad aggiungersi alla triade denti (sì, denti. Non sorriso. D e n t i) - mani (evviva la banalità) - braccia.

1) Barba
E ho detto tutto.

2) Provenienza
Sarà una specie di razzismo, ma (l'ho scoperto in Erasmus) ci sono nazionalità per cui la predisposizione alla cotta cresce di almeno il 50%.
Esempio: "Io sono italiana. E tu, da dove vieni?" "Stati Uniti" "Ah." "Belgio" "Davveeeero?!"

3) Occupazione
Un banchiere non mi emozionerebbe particolarmente (desolée Maman, aucune chance che trovi un marito ricco). Par contre, un letterato squattrinato, un giornalista dall'aria folle, un musicista, un classicista (specie rara, forse sarebbe anche meglio non riprodursi)... eh, è tutta un'altra cosa.
Esempio: "Studio informatica" "Ah." "Torno ora da uno stage di giornalismo a Berlino" "Davveeeero?!"

4) Musica
Ebbene sì. Non mi interessa se è un cliché o se è banale, e neppure se se ne approfittano.
Esempio banale: serata crepes e vino. Uno dei presenti viene convinto a prendere la chitarra e cantare qualcosa. Nel giro di dieci minuti tutte le ragazze presenti (inclusa la sottoscritta) lo stavano fissando attorcigliandosi i capelli e sbattendo le palpebre. Imbarazzante, ma vero.

5) Voce
Il tono, l'accento, la risata. Non dico altro, non è necessario.

Oltre alla meravigliosa cinquina di cui sopra, aggiungerei altre fissazioni (e alcune idiosincrasie).

6) Ortografia e punteggiatura (senza dimenticare la sintassi)
Facciamo la snob fino in fondo. Che poi non mi pare di pretendere chissà cosa, la licenza di quinta elementare dovrebbe bastare. Niente errori ortografici e grammaticali (imbarazzano te che li fai e gli altri), conoscenza della sintassi tale da permetterti di reggere a un paio di subordinate. Niente abuso di puntini di sospensione o punti esclamativi, please.

7) Cultura
Ho sentito con queste orecchie gente iscritta alla specialistica ammettere "non so chi sia Aldo Moro" o "a quale schieramento politico appartiene Hollande? No, non ne ho proprio idea". Per dire.

8) Lettura
Amo leggere. Imparare a leggere da sola è stata una rivoluzione per me (non dovevo più dipendere da nessuno! L'intera libreria del mondo pronta ad aspettarmi!). Non concepisco che qualcuno non lo capisca, non lo condivida, o, il che è quasi peggio, dica "No, non mi piacciono i romanzi". 

9) Fissazioni varie in comune
Ne valga una su tutte, esemplificata da questo reale (come tutti i precedenti) scambio di battute: "...una volta mi sono mascherata da Discordia. Sai, seguendo la descrizione che c'è nel VI dell'Eneide. Sei classicista, so che puoi capirmi..." "Non mi piacciono le feste in maschera" "Ah."

Sono gradite anche: sani dosi di idealismo, propensione alla chiacchiera, comunanza di gusti e interessi. fermo la lista a 9 perché mi dà l'idea dell'incompletezza, e l'imperfezione, si sa, a me piace.

venerdì 11 maggio 2012

Premio Chiara Giovani 2012


A inizio Aprile sono tornata a casa per Pasqua. Ero già nel mio periodo di spleen (o meglio PMS, vedi intervento precedente), solo che non me ne rendevo conto. Camminavo veloce come piace a me nel sole del primo pomeriggio a Brera, contenta perché avevo trovato una cartolina perfetta da spedire a M., da poco entrata nel tunnel della moka. Passo davanti a una libreria dove non entro mai, non so perché mi fermo, e vedo dei volantini per un concorso letterario. Mi dico che è perfetto, e poi ho già la storia, e poi manca un mese alla scadenza, e poi ho proprio voglia di scrivere.

Incredibilmente, due giorni dopo sono già lì che butto giù un racconto al computer (pretendendo di fare cose per l'università).

*

Ovviamente, tale racconto è rimasto un abbozzo, con passaggi da rivedere, parti da sistemare, frasi da migliorare ed espressioni da cancellare brutalmente. Altrettanto ovviamente, ho lasciato passare la scadenza (ieri), quasi senza curarmene. Non so se davvero per paura o autodifesa, come direbbe qualsiasi rubrica di psicologia spicciola sui giornali di gossip. Ho lasciato passare la scadenza, e amen, forse non è poi così grave, forse non è poi così importante, forse non cogliere le opportunità è solo un modo per avere più cose su cui rimuginare e su cui scrivere davvero. Comunque, dato che l'idea mi sembrava bella, vorrei riproporvela più o meno modificata qui (paradossalmente, senza il filtro di "omioddio della gente sconosciuta leggerà le mie cose", filtro che, se funzionasse sempre, dovrebbe pure impedirmi di avere un blog, no?)

*

Dicono che gli amori nati in Erasmus durano per la vita.
Balle.

I rapporti nati in Erasmus durano per la vita. E per "rapporti" intendo di qualunque genere: coinquilinaggio, vicinaggio, amicizia, colleghitudine, e, perché no, amore. Penso che restino dentro, parte inscindibile da un'esperienza che normalmente cambia, segna, fa crescere. Se poi durante quei mesi si ha la fortuna di creare dei legami particolarmente forti, beh, sì, quelli resteranno tali per sempre.

Ma gli amori in Erasmus sono un mondo a sé. Che siano destinati a durare, o che siano solo infatuazioni di una sera, sono spensierati, senza paura, allegri.

*

Ti ho incontrato a una festa, avevi l’aria di chi ha dormito poco ma non se ne cura. Abbiamo cominciato a parlare, come ti chiami, da dove vieni, cosa fai: le solite frasi banali, poi una scusa di qualunque per allontanarci dalla musica troppo forte, sfidiamo la notte umida per raccontarci cosa abbiamo in comune e cosa no. Quando i miei amici mi vengono a cercare, la tua sigaretta è finita da più di un’ora, e noi quasi non ci accorgiamo del freddo.

A. e M. abitano nello stesso palazzo, insieme ad altri studenti. Sono entrambi Erasmus, entrambi timidi, entrambi indecisi: si piacciono, forse no, forse non abbastanza.

G. e S. sono compagni di corso. Sono amici e qualcosa di più, ma è solo un gioco, perché è la prima volta fuori casa per entrambi e si sa che in Erasmus ci si diverte e basta.

*

Ci scambiamo i numeri di cellulare, numeri nuovi, numeri “altri”, con un prefisso diverso da quello del nostro Paese; facciamo amicizia nella vita e su Facebook, qualcuno vi riversa foto di una nuova città, altri le facce dei compagni di avventura. Scriviamo in altre lingue, parliamo sempre un po' con le mani, superiamo i cliché, prendiamo nuove abitudini.

*
G. e S. abitano uno a Nord e l’altra a Sud dell’Europa. Ormai il loro Erasmus è finito da un anno, e paradossalmente è loro la storia "a lieto fine", l'amore nato in Erasmus che dura (è un po' presto per dire tutta la vita, ma intanto dura).

A. e M. continuano a sentirsi, ma hanno interessi e ambizioni diverse: lui vuole diventare un avvocato nel suo Paese, lei, forse, tornare in quel posto freddo che le ha rubato il cuore, e che l’ha fatta innamorare davvero.

Io ti ho visto per l’ultima volta mesi fa, prima della tua partenza. Ti sei messo in testa che cambiare il mondo è possibile, e hai intenzione di cominciare dalla tua città. Io ho ancora tanti dubbi sul futuro, mi sento indecisa su tutto, non è mai stato facile per me dire "o bianco o nero". Ero triste perché sapevo che non ti avrei più rivisto. Non a causa della lontananza, o perché abbiamo deciso così: è nell’ordine naturale delle cose, un’infatuazione innocua che dura un paio di mesi e che si dimentica quando si torna a casa.

E non c'è niente di più stupido, stupido come l'orgoglio di non voler fare la prima mossa, di dirti "fatti sentire", "dammi tue notizie". Anche solo una mail ogni tanto, per dirmi che finalmente hai passato l’ultimo esame, per dirti che sto scrivendo la tesi. O che hai visto un film buffo, o che sono andata a un concerto che ti sarebbe piaciuto. Che ho letto il nome della tua città su un giornale e mi sei venuto in mente, che stai davvero cambiando il mondo. Che ci credi ancora, che ci credi sul serio. Che, dopo anni, capita che ci incontriamo di nuovo, e parliamo di quanto è stato bello e di quanto eravamo stupidi.

*

Però, però (solo io posso pensare di scrivere un racconto per un concorso dal tema "Keep in touch" - ma perché in inglese, poi? - per dire che a volte è meglio non sentirsi). Perché una storia che non è destinata a durare, è molto più bello farla finire dopo un paio di mesi. Con tanto di ultimo abbraccio, e poi lacrime sul cuscino e L'ultima notte felice del mondo come colonna sonora. Ci dà l'illusione di aver perso la Grande Storia Speciale, quando in realtà era solo una piccola storia normale: ci fossimo conosciuti un po' meglio, ci sarebbero state altre mille cose che non andavano (non ti piacciono i romanzi, non conosco la geografia, e magari tu non ami le feste in maschera e io... sono pigra?) Chiamatela autodifesa e vigliaccheria, miei lettori che vi credete psicologi, io insisterò nel chiamarlo bovarismo.

*

E in ogni caso, stasera (in realtà già fra poco) Balélec. C'è il sole, fa caldo, alle 19h suona un tipo sconosciuto che fa canzoni indiessime accompagnandosi con la chitarra, alle 17h30 si comincerà a grigliare e bere in riva al lago, ho dimenticato di fare il pisolino per resistere alla nottata. E domani A. e R. vengono a tenermi compagnia per il week end. Sinceramente, non ho bisogno d'altro.

mercoledì 28 marzo 2012

Genève. Che tra parentesi, non trovate che l'ortografia francese sia v e z z o s a m e n t e irresistibile??! Genève, dicevo. Ma soprattutto tutt'altro.

Viuzza con luogo per avvinazzarsi e tavolini all'aperto, che fa molto francese.
Sì, è vero, Genève è in  Svizzera, ma avete visto bene la cartina?
E questo, non vi sembra francese?
(Mon Dieu, come suono provinciale)
Questo dovrebbe essere un post (in ritardo di almeno tre settimane) su Ginevra (non la futura figlia di A., ma la città), o meglio un post random (come al solito) con delle foto di (fatte goffamente dalla sottoscritta), perché si sa che le foto sono come le allitterazioni, allettano gli allocchi (Eco dixit).

Però ovviamente non ho voglia di rispettare i piani (sennò avrei almeno provato a scrivere qualcosa sotto il promettente titoletto Problématique del seminario prossimo venturo), quindi rassegnatevi, come al solito.

A.C. è partita esattamente tre settimane fa, mi ha già scritto una lettera, e io non ho ancora risposto. Non è che non abbia tempo (diciamocelo: il tempo per cazzeggiare lo trovo sempre), è che sono completamente presa nel vortice delle cose da fare. L'uni, e sudare al centre sportif con C. due volte a settimana, cenare con M., bere birra e scherzare con l'Architetto, gli antichisti locali, i corsi di francese, puntare la sveglia e passare un'ora a spegnerla ogni 8 minuti, procrastinare, prendere decisioni e non rispettarle, e poi la primavera, ovunque.

Primavera (allora in anticipo) a G.
Idem come sopra. Questa sarebbe (è) l'Università. Sì, parco compreso.
E poi si lamentano che hanno fama di fancazzisti, chissà perché.
E questa cosa per cui sto più o meno uscendo con uno, ed è successo praticamente senza che me ne accorgessi. E ci sto bene, e mi riempie di complimenti, epperò.

Epperò non mi convince, epperò non ho le farfalle nello stomaco, epperò non è il belga. E poi, vogliamo parlare dell'italiano incontrato a S. Patrizio? (No, non vogliamo. Anche perché a S. Patrizio tutto è lecito e nulla conta, se poi suoni è quasi sleale, se poi si finisce a ballare sui tavoli con noi che cantiamo Bella Ciao agli svizzeri che non sanno di che si tratti, allora è decisamente sleale) (tra l'altro. Dovrei fare una lista delle cose che... no beh, chiamiamole armi di seduzione improprie. E poi non frequentare più quelli che ne hanno più di due).

Il fatto è che ho avuto la mia cotta violenta pseudo adolescenziale prima di Natale, e per i prossimi cinque anni basta.

E forse non sentirsi così coinvolti ha i suoi vantaggi (li ha di sicuro), è solo che tutto questo va contro tutte le mie belle parole: che non ho paura di stare sola, che mi piace stare sola (è vero!), che non ho tempo da buttare con chi nonmifaimpazzire, e blabla. Per ora sono riuscita a mediare con la mia coscienza e la mia filosofia dicendomi che non è che io venga a patti per non stare sola, è che ci stiamo vedendo così, mica è qualcosa di serio, semplicemente, non voglio rinunciare a niente, che poi non è vero, ci sono un sacco di cose a cui voglio rinunciare e a cui rinuncio senza problemi.

E ci sono le amiche, migliori di me per mia fortuna, che mi fanno sentire in colpa con la loro maturità. Per ora io non ho ancora fatto nessun discorsoserio, beh, non ce n'è stato bisogno. So che prima o poi si imporrà una decisione, ma nel frattempo, che male c'è?, io p r o c r a s t i n o (come ho procrastinato a iniziare questo post e ora si va avanti che è un piacere, sarà che mezzanotte è passata, e noi si amano le contraddizioni - o si ha l'ispirazione solo quando si dovrebbe dormire prima delle lezioni dell'alba, non so).

E ora, foto a caso. No, niente cose turistiche, per carità.

Pseudo vandalismi pseudo intellettuali in Università.
Che però fa figo perché è in francese, e poi perché è à Genève.

Ebbene sì. Coup de foudre per la sottoscritta, ovviamente. 
 E come se non bastasse,  incitavano la gente a comporre bouquet di pastelli, sigh.
E la catalogazione dei colori, sospiro-di-desiderio.

Qualche scorcio banale...

Fine pomeriggio, cercando del tè.

Sera sbarluccicosa, tornando a casa.

... e una chiusura in bellezza:

Tende al museo. Ebbene sì, giusto per ricordarci che c'è SMT al varco.

PS: Calvino è la vera star della città. No, non Italo, l'altro, quello della religione (e della birra, che però è venuta dopo).