domenica 18 novembre 2012

aMUSEd

Era il dicembre del 2006. Ero all'ultimo anno di Liceo, e andavo per la prima volta a un concerto in grande stile, un concerto serio, del mio gruppo preferito. I Muse. Era uscito da qualche mese Black Holes & Revelations, e già c'era chi storceva il naso, che "I Muse adesso sono troppo commerciali".

Io non sono una fan della prima ora, avevo quindici anni quando mi passarono Absolution. I Muse piacevano molto a quello che sarebbe diventato il mio (ex) migliore amico, io prima non li avevo mai  sentiti. Mi ricordo che avevo masterizzato il CD e che in effetti, come da pronostico, mi era piaciuto subito. Soprattutto l'Intro di batteria che esplodeva in Apocalypse Please. E Stockholm Syndrome e Butterflies & Hurricanes, oltre ovviamente a Time Is Running Out (che era anche l'unica canzone che conoscevano un po' tutti). Ma la mia preferita era (ed è) senza dubbio Hysteria (mi ricordo un fumetto fatto con S. un paio di anni dopo: Mettiu cantava "Give me your heart and your souuuul" in tono disperato e io e lei gli porgevamo i nostri: "Per te!" - sì, veri e propri deliri adolescenziali).


Showbiz e Origin of Symmetry li ho ascoltati dopo, e forse sarà per questo che non capisco (limite mio eh) quelli che dicono con spocchia "solo quelli erano i veri Muse" (perché, dopo sono stati sostituiti da cloni, tipo Paul Mc Cartney? Eppure ho controllato, il tipo sulla copertina di Absolution ha le scarpe, giuro!). Sono comunque due album straordinari, basti dire che in Showbiz c'è Unintended (che già da sola sarebbe bastata - è struggente senza averne l'aria e parla d'amore senza tirare in ballo il cuore. E invece no, c'è una track list che parte con Sunburn e Muscle Museum. E c'è Uno. E Showbiz, accidenti! Insomma, mi fermo qui), e che Origin of Symmetry si apre con New Born, Bliss e Space Dementia (e c'è Plug in Baby, e Feeling Good!). (Giusto per completare la critica: fra OOS e Absolution Mett & soci trovano il tempo di fare un terzo album, Hullabaloo, che è in assoluto quello che conosco peggio di tutti, e quindi non mi dilungherò a parlarne. In generale, comunque, per i primi tre album faccio più fatica a collegare il titolo alla canzone stessa, e per elencarli tutti con charme come ho appena fatto, me li sono ovviamente andati a riguardare su muse.mu).

Quando uscì Black Holes & Revelations ne imparai invece ogni singola canzone. C'era Supermassive Black Hole che non c'entrava una cippa col resto, io e i miei amici ascoltavamo il singolo e non si capiva perché avessero scritto una cosa del genere. A me, dopo lo sconcerto inziale, piaceva, soprattutto perché mi sono sempre divertita a disattendere le aspettative prevedibili della gente, e immaginavo che fosse lo stesso per il trio inglese. Di quell'album avevo adorato Starlight e Invincible al primo ascolto, erano così romantiche (ma non sdolcinate) e perfette da citare sulla Smemoranda ("Let's conspire to ignite all the cells that would die just to feel alive" e "And tonight we can truly say together we're invincible"). E poi Map of the Problematique, Exo-Politcs (ma anche Take a Bow), e City of Delusion. E Knights of Cydonia, la cavalcata tamarra e apocalittica da cantare a squarciagola con aria da sputasentenze ("Don't waste your time or time will waste you") e la rabbia giusta per cambiare il mondo ("You and I must fight for our rights, you and I must fight to survive"). Sì, vabbè, che volete, era il 2006, avevo diciotto anni ed era il mio primo concerto.

The Resistance uscì, almeno così mi pareva, SECOLI dopo. Ed era ridondante, sinfonico, drammatico, colto, pestato. Di The Resistance mi ricordo United States of Eurasia fatta uscire come singolo un minuto alla volta in una sorta di caccia al tesoro mondiale. E mi ricordo che le prime a piacermi erano state Uprising (la canticchiavo alla mia laurea, per darmi forza. Probabilmente sembravo una psicopatica: "They will not control us, we will be victorious") e Resistance. La traccia assurda era questa volta Undisclosed Desires, ma davvero assurda, per la serie "no questa non mi piacerà mai": dopo qualche ascolto, mi sorprendevo a sculettare sull'intro, e a canticchiarla sotto la doccia. E poi, MK Ultra, e I Belong To You ("verse-moi l'ivresse"). E Guiding Light, e Unnatural Selection. Insomma, tutto, compresa l'Exogenesis Symphony, che inizialmente trovavo troppo cervellotica (comunque, qui se volete piangere). Eppure nel 2010, nonostante venissero a Milano, avevo deciso di non andare al concerto ("ma no, è troppo caro! Dove sono i prezzi student-friendly? Col cavolo che gli dò tutti questi soldi!"). Ovviamente me ne sono amaramente pentita.

Ho dovuto aspettare altri tre anni, ma questa volta non avevo la minima intenzione di rinunciare al concerto, anche a costo di andarci da sola (eventualità che, mi sembra superfluo dirlo, non si è verificata). A Giugno c'era la possibilità per noi, eletti fan iscritti al sito, di acquistare biglietti in prevendita: eccerto che sfrutto la possibilità di accaparrarmi un posto! E tutto questo prima ancora di aver ascoltato l'ultimo album.

Yep, I was there, bitches. Tutte le foto sono state fatte con infinito amore e sapienza da S.

L'ultimo album, ovvero The 2nd Law, che come ormai tutti sanno non allude alle tavole di Mosè, regoledegliamici o perversioni strane, ma al secondo principio della termodinamica. In The 2nd Law le paranoie raggiungono alti livelli di isterismo (Animals), si riesumano ballads già sentite (Explorers) che però continuano a piacermi, e si istigano i detrattori al linciaggio. Si fa cantare Chris (Save me e Liquid state). Ce la si mena con l'inno delle Olimpiadi ("Yes, I'm gonna wiiiiin!"). Soprattutto, si cambia continuamente. L'overture di Supremacy, che è un'essenza di puri Muse (complottismi, rivolta, pare mentali). Madness, il singolo che ammicca alla dubstep, tipico loro nel suo essere totalmente atipico (ma aspettate la fine dell'album prima di parlare). Il funky di Panic Station, che al primo ascolto mi ha fatto dire "ma cos'è questa roba?!". E poi di nuovo un Prelude strumentale che è praticamente Chopin (ma se vogliamo parlare di tracce strumentali, parliamo dell'ultima, Isolated System). E così via fino all'assurda Unsustainable. Tipo che se me l'avessero fatta ascoltare ai tempi di Absolution non avrei mai e poi mai detto che era loro, probabilmente la me quindicenne avrebbe detto scandalizzata "ma è cooooosì elettronica!". Appunto, ragazzina, è bella per quello.

It's like some kind of madness was taking control

C'è chi sostiene che questo cambiare sia un male. I finto-indie, i poser che, benché pluriventenni, ragionano ancora come quattordicenni che si vestono solo di nero, leggono Sartre senza capirlo e si lamentano di essere gli unici depositari della verità, costoro, dicevo, li odiano per questo. Io egoisticamente e ignorantemente mi dico che a me piacciono, e mi piace che cambino e continuino a cambiare (restando però sempre gli stessi, con gli acuti di Mett, la sofferenza, le facce buffe di Dom, Chris al basso che sogghigna, le canzoni al piano, le manie di perseucizione, le paranoie, la perenne tamarraggine).



*

Comunque, tutto questo preambolo per dire che sì, venerdì 16 novembre ero a Bologna, sei anni dopo il mio primo concerto in grande stile, il primo concerto serio, del mio gruppo preferito. Ero con A., ovviamente (e S., e il loro altissimo amico Pol. Chissà com'è bello ai concerti non dover litigare per la tua porzione di ossigeno, e vedere il palco senza problemi). Inutile dirlo, è stato epico.


Esaltante e commovente e divertente. Scenografico. Coinvolgente (in più di un senso, spintonavo per mantenermi in vita ed avvicinarmi sempre di più al palco). Emozionante. Mettiu zarro come al solito ("che camicia orribile" "è una felpa"), Dom che alla fine appare in tutina aderente blu che sembrava pronto per impersonare un fermento lattico nella pubblicità degli yogurt, e Chris che forse era quello messo meglio, ma che ovviamente non si filava nessuno (povero caro. L'ho sempre preso in giro per essere "quello inutile", ma vedere come tutti seguivano Mettiu e nessuno se lo filava mi è dispiaciuto. Poi l'ho visto ridacchiare neanche tanto sotto i baffi (non è una metafora, purtroppo. Sembrava un narcotrafficante colombiano), e vendicarsi lanciando un'armonica sulla folla).

Che non si dica che ho trascurato il Poverocris. Ecco una foto tutta per lui! (ahah)
(Che poi, è anche abbastanza buffo come ormai i tre siano diventati parte del mio mondo: Mettiu, il Poverocris, Dom con le sue facce buffe e i pantaloni troppo stretti).

Mettiu al piano. Un pianoforte a coda tamarro, con varie lucine che si illuminavano mentre suonava.
Un po' tipo il basso a led di Chris (i bassi a led)
Aprono con Unsustainable, come speravo. E poi continuano alternando le canzoni dell'ultimo album alle altre (Supremacy, e poi Hysteria, Resistance, Supermassive Black Hole), Animals (mio dio che inquietudine il video (sì, nota di redazione, c'era una piramide, inizialmente rovesciata, sospesa sul palco, su cui scorrevano video, immagini, e riprese del concerto)), Explorers e Falling Down e Time Is Running Out (ruggito della folla). E poi ancora Liquid State e Madness (con lo sguardo ammiccante di Mett al di là degli occhiali enormi con il testo sulle lenti), e Follow me che quasi mi commuove ("Follow me, you can trust in me, I will always protect you": se proprio Mettiu doveva riprodursi, meglio che canti questo al figlio, piuttosto che "Paranoia is in bloom". Almeno come ninna nanna). E Undisclosed Desires. E poi vecchie perle come Plug In Baby e New Born. Io che su Uprising mi ricordo della mia laurea e sono piena di voglia di fare e di cambiare e di essere migliore in tutto. La corsa infinita di Isolated System e quella tutta da cantare di Knights of Cydonia. E Starlight, e la chiusa con Survival (e geyser che esplodono a destra e sinistra).


Scrivo di domenica, perché ieri ero troppo esaltata per comporre frasi di senso compiuto. Insomma, sono tornata ggiovane, una ragazzina che si esalta per il suo gruppo preferito (e che si ritrova ad aspettare che i tre escano dall'albergo. Giuro, io, A. e S. non volevamo, non sapevamo. Poi siamo passate di lì, se non ci fossimo fermate l'avrei rimpianto per sempre. Certo che, Chris sei sposato e con prole numerosa e non mi piaci, Mettiu eri il mio grande amore ma ora hai un figlio pure te, Dom, mi resti solo tu, ti prèèègo spòòòsami!)


Ora devo solo convincere i miei che non sto scrivendo la tesi e non mi laureerò in tempo, ma che mi piacerebbe taaaanto avere i loro soldi per poter andare al concerto a Torino a Giugno.

giovedì 8 novembre 2012

La Prova Costume

Ho scoperto che la vera Prova Costume non è né a Giugno né ad Agosto, ma a inizio Novembre.
Altro che dramma delle cosce grosse o dei rotolini di ciccia sui fianchi, di interrogativi sull'intero sgambato, il bikini ridottissimo o quell'abominio che è la sua mutazione transgenica, il trikini.

Perché il problema è quando il costume non è ancora cucito, quando non si capisce come attaccare le maniche, quando la stoffa del mantello non basta (e quindi bisogna fare una sorta di patchwork con quel che si ha), quando, soprattutto, la macchina da cucire (che tu non sai usare) si blocca continuamente. Per fortuna che c'è La Madre a dare una mano.

La vera Prova Costume, poi, è per tutti quelli che girano a torso nudo, per quelle che vogliono fare le slutty-qualcosa (perché per fare la slut devi avere anche il fisico, è inutile), o semplicemente tentano di assomigliare a un disegno.

Sì, sto parlando del Lucca Comics.

Arrivi tardi, mi dirà qualcuno. Lo so, come pure so di essere una nerd imperfetta - e in quanto tale, mi è anche concesso di non essere mai andata a Lucca prima, no?!

Comunque, domenica mi sono divertita tantissimo.
La sera prima ero addirittura emozionata, un po' come da bambina la notte prima di Natale o quella prima di partire per il mare. Quindi, per l'ennesima volta, grazie A. Per essere mie amica, per le fissazioni comuni, per spiegarmi i cosplayer dei manga che non capisco (quasi tutti). E per intrecciarmi i capelli.

Arrivo in Centrale prima dell'alba e già mascherata, il mantello che svolazza e gli stivali che rimbombano, cominciando a canticchiare tum tum, tututum tum, tututuuuum (poi continuerò per tutta la giornata). A Lucca dovrebbe piovere e invece si trattiene, ci fanno foto e io mi sento fichissima, addirittura c'è gente che ci riconosce (cosa non così scontata, noi non siamo mica mainstream), mentre altra confonde A. per una Tully e a me viene detto più volte "Ma He, c'hai il mantello della LaHoste?" ma anche "e He ce fai Hon Huella forHetta?!". Un'anziana coppietta inglese ci chiede perplessa cosa succede, dei locali dall'aria grossa e cattiva ci offrono gentilmente delle caldarroste ("e se c'è su la droga dello stupro?" "troppo tardi, l'ho già mangiata"), io mi convinco una volta di più che devo avere qualche problema perché trovo tutti (o quasi) gli uomini con capelli lunghi/barba decisamente più affascinanti degli altri. Discutiamo con E.&L. dell'opportunità di avere figli a cui imporremo sin da piccoli di mascherarsi (facendoli diventare probabilmente dei perfetti ingegneri con l'amore per i gilet a rombi e i piedi per terra).

Baby Naruto
Un anno fa io e A. avevamo deciso di andare a Lucca insieme nel 2012. Io uscivo dalla lettura di Fullmetal Alchemist, l'idea era di fare Riza e Olivier.

Poi passammo (o meglio, ritornammo) al fantasy medievaleggiante. Era estate, faceva un caldo assurdo, io portavo in giro Emilie a fare la turista per Milano, e mentre lei si esaltava per i negozi, A. dice: "Potremmo fare due personaggi di GoT per Lucca. Mi piacerebbe fare Lyanna" "Bell'idea! Io allora farò Meera Reed", soprattutto perché mi sembrava di avere il physique du role (bassina, pallida, capelli castani e lunghi - non li ho tagliati apposta! -, occhi verdi, piatta. E, in fondo, riesco ancora a farmi passare per ragazzina), e perché credevo che il costume sarebbe stato rapido e veloce da fare. Ma ceeerrrrto! Perché ovviamente il costume sarebbe stato facile da fare, se fossi stata capace di cucire. Ho sbagliato tutto nella vita, dov'ero quando il Buon Dio distribuiva le abilità pratiche?

Sono tornata a casa dopo mezzanotte, con le lenti che mi graffiavano gli occhi, stanca morta (in macchina continuavo ad addormentarmi nonostante lottassi per restare sveglia), canticchiandomi in testa il solito tum tum, tututum tum, tututuuuum, sognando di andare in giro con un mantello anche nella vita vera.

Ieri le mie amiche di uni mi hanno dato della nerd (capitemi, la mia foto profilo su Facebook è stata prontamente sostituita con una nuova: me/Meera sul Trono di Spade!) senza speranza. Probabilmente non era un complimento, ma lo prenderò come tale.

Ladies of North


domenica 28 ottobre 2012

Punti di vista

Θαυμάσια που τρέχει ο ουρανός, αν κρίνεις απ'τα σύννεφα


(Il cielo corre in modo stupendo, se giudichi dalle nuvole)
Odysseas Elytis

*

Ho sempre avuto un rapporto complicato con la poesia. Spesso non la capisco, spesso non mi appassiona. Non mi esalto per la geometrica rispondenza dei sonetti, e, a dirla tutta, preferisco la prosa lirica. Solo a volte mi commuove, solo a volte mi ispira. A volte un singolo verso mi resta dentro, confondendosi con il testo di una canzone (la favola bella che ieri t'illuse, che oggi m'illude è sono riusciti a cambiarci, ci sono riusciti, lo sai), o galleggiando tra domande e sensazioni diverse a seconda dell'umore e della luce (verrà la morte e avrà i tuoi occhi, ma è la morte che, quando arriverà, si prenderà anche i tuoi occhi, come la cose più bella e preziosa e pura e viva e innamorata, oppure è il suo sguardo che, quando la morte finalmente mi guarderà in volto, riconoscerò come il tuo?).

Di certo non la scrivo, non ne sono capace. Raramente la leggo (un libro di poesie intero non mi tenterà mai, meglio a piccole dosi possibilmente casuali).

Per questo, quando mi capita di leggerne per caso, e di rimanerne colpita, e magari è un singolo verso che ti colpisce testa e cuore e dipinge mondi e domande e orizzonti e improvvise rivelazione... per questo ci penso, ci ripenso, se è il caso la traduco e ritraduco. E poi ne voglio parlare.

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Così è chiaro che, qui, è solo questione di punti di vista. Che non diresti mai che è il cielo a correre, ma perché non hai mai fatto delle nuvole il termine di paragone.

E che quando ti sembra che tutto sia immobile, forse hai dimenticato di guardare nel modo giusto (o meglio: che c'è un altro modo di guardare), come in quelle figure dove i due profili neri che si toccano nascondono un vaso bianco.

Nessuna sconfitta è totale, non c'è male che non nasconda del bene.
And if you can't laugh, then smile.



sabato 20 ottobre 2012

Will you still need me, will you still feed me, when I'm 24?

Dopo essere sopravvissuta alla maledizione dei Blink (a ventitré anni, non piaci a nessuno), è tempo di affrontare la grande domanda beatlesiana (avrai ancora bisogno di me, ma soprattutto mi darai ancora a magnà), anticipandola di una quarantina d'anni. (Per citare Guia: "sono sempre stata precoce, nella mia senilità").

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Qui per un'ulteriore canzone a tema.

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Probabilmente la risposta alla beatlesiana domanda non è "aw :3", ma "impara a farti la tua frittata da solo".


lunedì 15 ottobre 2012

Perché leggere "L'isola di Arturo"

Come fui sul sedile accanto a Silvestro, nascosi il volto sul braccio, contro lo schienale. E dissi a Silvestro: - Senti. Non mi va di vedere Procida mentre s'allontana, e si confonde, diventa come una cosa grigia... Preferisco fingere che non sia esistita. Perciò, fino al momento che non se ne vede più niente, sarà meglio ch'io non guardi là. Tu avvisami, a quel momento.
E rimasi col viso sul braccio, quasi in un malore senza nessun pensiero, finché Silvestro mi scosse con delicatezza, e mi disse: - Arturo, su, puoi svegliarti.
Intorno alla nostra nave, la marina era tutta uniforme, sconfinata come un oceano. L'isola non si vedeva più.

Elsa Morante, L'isola di Arturo

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Soltanto per questo.

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Davvero, nonostante mi senta un po' blasfema a dirlo: a me L'isola di Arturo non è piaciuto. La trama riesce a essere ad un tempo irreale e banale, i personaggi sono tutti antipatici, e la narrazione (dato che è fatta in prima persona dall'esaltato ex adolescente protagonista) è turbata da troppi puntini di sospensione e troppi punti esclamativi.

Però  la conclusione, quella sì. Quella salva tutto, e, per quella, ne vale la pena.



martedì 9 ottobre 2012

I am Merida, and I'll be shooting for my own hand

Oggi, finalmente, parliamo dell'ultima principessa Disney sfornata (per ora) da quei bravi ragazzi della Pixar (che continuano a fare cartoni animati per le ex bambine degli anni 80).

Signore e signori, ecco a voi: Ribelle (per una volta un titolo tradotto migliore dell'originale, che come tutti sappiamo è The Brave. Alla Disney italiana devono avere una visione molto ottocentesca e romantica del coraggio).

Ed ecco a voi anche la prima, sconvolgente verità:

Merida è una principessa anomala.


No, non perché fa la "ribelle", sbuffa contro sua madre, non si vuole sposare secondo le tradizioni, tira con l'arco, ed è rossa anziché bionda. Tutte le Principesse Disney erano un po' ribelli (l'ultima: Rapunzel che esce dalla torre), contestavano l'autorità genitoriale (Ariel, per esempio, che aveva pure i capelli rossi: era il 1989, tuttavia, e i capelli erano davvero rossi tipo pomodori troppo maturi, non arancioni come natura vuole), rifiutavano i matrimoni combinati (persino quella selvaggia di Pocahontas!), e facevano i maschiacci (un nome per tutti: Mulan).

Merida è bruttina.

"Come sarebbe a dire, bruttina?"

Bruttina per gli standard delle Principesse Disney, badate bene: ha ovviamente una pelle d'avorio, e i suoi capelli ricci e rossi sono quanto di più bello potrei sognare di avere; ha gli occhi azzurri e un vitino da fare invidia a Rossella O'Hara.

Il nasino, però, è molto piccolo nel viso tondo, e praticamente non ha mento. Soprattutto, non ha il fisico da pin up che persino quella che sapeva leggere (Belle) sfoderava: resta una bambina, anzi, una ragazzina in piena pre adolescenza, come le litigate con la madre sulla riga del tu non mi capisciiii dimostrano.

E io la adoro per questo.

Al mondo risulta peraltro inconcepibile che la nuova Principessa Disney sia di una bellezza fuori canone, molto normale, e tutt'altro che sexy: niente faccino ingenuo e sognatore, niente abitini rosa e svolazzanti. Occhi grandi ma niente flap-flap compulsivo di ciglia, capelli lunghi ma non appena usciti da una pubblicità Panthène, sorriso da ragazzina e non da seduttrice.

La tipa a sinistra NON C'ENTRA UNA CIPPA!
(Ho trovato l'immagine per caso, qui. Cito doverosamente dal post: Give our girls some credit, Disney, for crying out loud!!!  They don’t need everything to be prettied up and made princess-y and shiny to want to wear it!)
Merida non ha la voce da usignolo, è una frana in tante cose, è goffissima nel vestito elegante che dovrebbe farla apparire una lady (memorabile la scena in cui, per tirare liberamente con l'arco, lo lacera. Mi aspettavo diventasse anche enorme e verde, peccato che non sia successo).

Merida, soprattutto, non spasima per l'amore, vero o finto che sia, anzi, non ci pensa proprio. Le Principesse Disney hanno tutte sedici anni (Rapunzel , che a DICIOTTO anni è ancora rinchiusa nella torre, è veramente un'eccezione): Merida ne dimostra al massimo quindici, e anzi, io gliene darei quattordici.

I cosiddetti pretendenti sono tre, uno più ridicolo dell'altro (si ricorderà che avevo particolarmente apprezzato il giovane Macintosh. La sua faccia sveglia mi ricorda il Trota, in una versione meno repellente), ma, diversamente da quanto mi aspettassi, non ne salta fuori un quarto, della serie "poveromabello", "nemicomaintelligente", "vecchioamicod'infanziamaancheno". Lei, gli stupidimaschi non se li fila, sarà che è ggiovane, sarà che sta bene così, sarà che per ora non ha ancora incontrato qualcuno che le interessi.

La trama è, di conseguenza, tutta giocata sul conflitto con la madre (La Madre!), che, per semplificare le cose viene trasformata in orso (ed è buffissima. Voglio una madre orso. E i capelli rossi e ricci).

E voglio anche una bimba/scricciolo tutta capelli.
Livello estrogeni: +100
E sarà vero che l'argomento non è forse il più originale al mondo, ma l'evoluzione della mentalità umana (e disneyana soprattutto) è più lenta dello scioglimento dei ghiacciai (i quali, per parte loro, si sciolgono anche parecchio velocemente): Ribelle è un film rivoluzionario, perché è il primo in cui la protagonista è una Principessa che non solo non pensa al Principe, e nemmeno al Vero Amore, ma che non lo incontra neppure (Jasmine si era poi infatuata di quel poco di buono di Aladdin, e una donna di mondo come la Tiana de La Principessa e il Ranocchio si innamorava del Principe).

In generale, non c'è molta fiducia nel genere maschile: il padre è simpatico ma inetto, e racconta sempre le solite cose, i tre fratellini sono delle pesti mute, i padri dei pretendenti sono dei fanfaroni, e, lasciati gli uomini da soli, finiscono inevitabilmente a bere, a vantarsi, e a scatenare risse. Non è che siano cattivi, è che se ne fa a meno.

Discutibile solo l'uso dei fuochi fatui che dovrebbero "indicarti il tuo destino": cosa, esattamente, il cimitero? Ma quanta gente in decomposizione c'è in Scozia?

Thumbs up per la cuoca tettona e svampita che, in questo nuovo corso disneyano (che porterà la rivoluzione sessuale anche alle principesse, ne sono sicura), si becca l'unico uomo figo (una sorta di Kahl Drogo, ma scozzese).

domenica 7 ottobre 2012

Aggiornamenti compulsivi e paura del futuro

Lunedì 24 settembre
Mi hanno rubato il portafogli. Un po' me lo merito, perché sono stata veramente stupida: sono arrivata alla conclusione che me l'abbiano fregato in biblioteca in Università. Biblioteca dove, ricordiamolo, non si può entrare con la borsa, perché sia mai che qualcuno sia indotto in tentazione e si voglia portare via i vecchi volumi degli Oxford Classical Texts... ma dove, a quanto pare, un portafoglio roncioso può essere prelevato senza che se ne accorga non solo la proprietaria (che vabbè, è scema, e completamente obnubilata da libri di Linguistica storica che lei non riesce a capire), ma anche nessun altro. Ora, dico io, siamo in una biblioteca di LETTERE. Di un'Università STATALE. Cosa pensi ci sia dentro? VENTI EURO (e ringrazia, Anya!, cit.) Venti euro e TUTTO IL RESTO.
Ovvero:
- carte della banca (bloccate prima che venissero utilizzate, tiè)
- il tesserino della biblioteca
- il tesserino universitario
- il tesserino universitario dell'UNIL, insostituibile. Ti odio per avermelo preso, era il piccolo segno tangibile della mia vita lausannoise.
- la patente
- la carta d'identità, rifatta un anno fa, prima della partenza. Per la prima volta nella mia vita, ero fiera della foto della mia carta d'identità. Per la prima volta nella mia vita, venivo bene in una foto, anzi, in una FOTOTESSERA. Chiunque mi abbia privato di questa gioia semplice e narcisistica si merita le pene dell'inferno.
- biglietti del treno (ho dovuto supplicare il capotreno di lasciarmi tornare senza), biglietti da visita, carta regionale dei servizi, tessera della biblioteca, cartacce varie.
- un foglietto storico 
- un mini-topino playmobil preso a Losanna, durante la prima visita di A.

Avrò la mia vendetta, in questa vita o nell'altra. Mai, mai, mai mettersi contro una che si affeziona alle COSE.

Martedì 2 ottobre
"Guardi, io pensavo di darle questo voto, ma ha un bel libretto, se vuole rifiutare..."
"Sta scherzando?! Certo che no, lo accetto!"

L'ultimo esame è stato con la stessa prof con cui ho fatto il primo, nel lontano gennaio 2008, e ha avuto lo stesso esito sul libretto, ma io, da dopo martedì, mi sento leggera.

Ho finalmente avuto tempo di finire A Dance With Dragons senza interruzioni, senza sensi di colpa, senza altro da fare, bloccata a Milano dallo sciopero, seduta pigramente al sole. (Il 2 ottobre è uscito anche The Second Law, tra l'altro. Che, comunque, a me piace. Sì, erano meglio i Muse di una volta, io ho pessimi gusti, non ci capisco niente. A me continua a piacere, e non penso che i miei pessimi gusti possano fare del male a qualcuno).

Sono andata in piscina, mi mancava, e mi sono iscritta in palestra (per un mese). Ritenzione idrica, non mi avrai.

Faccio ripetizioni, e mi diverto pure (e mi coinvolgono in un corso di italiano per stranieri).

Progetto di tagliarmi i capelli (non appena le ripetizioni di cui sopra mi daranno i fondi necessari).

Ora ho piani da fare e un futuro (uno immediato e un altro un po' più lontano) da organizzare.


PAURA.

Capitemi, io non so fare nulla. Andrei avanti a studicchiare come ho sempre fatto, scrivendo di Principesse Disney e stupidimaschi di tanto in tanto, pretendendo di essere arguta e originale, quando so benissimo che la Vita Vera mi aspetta con impazienza, ma io ho voglia di arrivare in ritardo, perché non ho niente da proporle. 

Mi manca il mio studiò con la tendina blu.

*

So ascoltare. Scrivere di aria fritta. Fissarmi sulle cose.
Ho un sacco di nozioni utilmente inutili su Grecia, Roma e letteratura.
E so di chi potermi fidare, di chi e di che cosa mi rende migliore (e scusate se è poco).