martedì 4 dicembre 2012

Deliri da febbre: ingegneri e Reykjavik

(Avviso ai naviganti. In questo post ci sono un po' di cose sparse, il senso logico non è richiesto né previsto, abbiate pazienza).

Mentre stanotte rabbrividivo alternativamente di freddo e di caldo, pensando che "sì, forse ho un po' di febbre" (39, come da migliore tradizione), mi è venuto in mente di quando mi dicevano che "la febbre ti fa diventare più alta". Ah-ha. BALLE. A fatica ho raggiunto un'altezza a stento dignitosa, e mi stupisco ancora quando mi rendo conto che ci sono ragazze più basse di me. Ho amiche più basse di me, ed è stranissimo rendersi conto di essere la più alta o quasi del gruppo quando sei sempre stata abituata ad essere quella bassa. Poi di norma le mie amiche (e i miei amici) sono tutti più alti (e molto più alti) di me, quindi il problema non si pone.

Ieri ero a Torino, ho rivisto i miei vicini di casa del primo semestre, gli i.i. alias nanotèc, insieme alla mia voisine/petit soeur, che mi dice che nel mio studiò ora vive un surfer australiano biondo. Eh, son cose.

Ieri era una giornata bellissima, invernale ma con il cielo pulito e tantissima luce. Un lunedì di vacanza, insomma. Ed è stato strano ritrovarmi in un contesto completamente diverso con quelle persone con cui condividevo pranzi e cene e spese dell'ultimo minuto, e il "te lo ricordi, quando ci siamo incontrati alla metro, e ti abbiamo parlato in francese?", e la voisine che mi dice che è merito mio se lei e il marchigiano stanno insieme, perché li avevo portati con me al party di Thanksgiving l'anno scorso (dove io avevo incontrato il belga, tra l'altro. Beh, non può andare bene per tutti). Suddetto marchigiano che mi fa fare il tour della città tenendo sulla spalla il completo con cui si cambierà prima dell'ennesima proclamazione di laurea. Il caro vicino che ci segue trascinando il trolley ("Dentro ho il completo, un sacco a pelo, della roba sporca. No ma non si sarà spiegazzato, eh"). "E tu cosa stai facendo adesso?" "La risposta breve è che sono in vacanza" "E quella lunga?" "Che mi sto muovendo per fare domande per un dottorato" "Ah, quindi sei in vacanza". "Sei andata a votare alle primarie?" "Certo! E tu?" "No, alla fine no. E chi hai votato? Aspetta... sisi, avrai votato la Puppato" Sì! Ma come hai fatto ad indovinare?" "No, davvero?! Cioè, uno dei tre voti era il tuo?! Comunque era troppo facile, tu sei fissata con le donne al potere".

Mi sono trovata per l'ennesima volta circondata da Politecnici ("ah, e così sei una sua amica. Fai anche tu ingegneria?" "No. Faccio Lettere. Classiche" "...ah" "Ci siamo conosciuti a Losanna l'anno scorso, eravamo vicini" "...ah. Ma, uhm, sei dell'Università di Torino?" "No, della Statale a Milano" "..." "..." "... no, comunque parli bene francese!" (e cosa c'entra??!)), ho provato a spiegare la mia tesi per l'ennesima volta ai non addetti ai lavori (troppo faticoso), ho obbligato il marchigiano a farsi fare le foto con la voisine, ho partecipato io stessa alle foto di gruppo ("Tutti insieme! Come una famiglia!"), e ho fatto la nerd ("ah, eri anche tu a Lucca! Pure io!"). Ho anche pensato di fare la escort per le feste di laurea degli ingegneri (quelli che la nonna li tormenta con "ma allora hai trovato una ragazza?". In fondo ho una faccia pulita, so fare conversazione e fingere interesse e conoscenze che non ho. Alle nonne e agli zii dovrebbe bastare), se non che ho scoperto che ci sono anche delle ingegnere donne e molto carine - e che non tutti gli ingegneri sono orrendi. Peccato, era un mercato interessante.

"Figlia, ma io ti mando a queste cose così poi tu ti trovi un bravo ingegnere... e tu mi dici che non ne hai incontrato manco uno?" "Manco uno che andasse bene".
Anche perché poi mi sono resa conto che in treno, all'andata, mi si era seduto di fronte uno con la classica faccia da ingegnere. Che ha anche tentato un approccio piuttosto banale ("Scusa, la prossima fermata è Novara?" "BBOOOOH!"), e ripensandoci mi è dispiaciuto, ma io stavo ascoltando la mia musica e non volevo essere disturbata. Se preferisci canticchiare fra te e farti i fatti tuoi piuttosto che chiacchierare con un'altra persona, vuol dire che il tizio in questione non ne vale la pena, no? Oppure che sei sociopatica.
Ed ero anche immersa nella lettura, avevo comprato Velvet (perché costava solo 1 euro. E io adoro fare viaggi in treno con una rivista patinata in mano, o un libro nella borsa, o un giornale sottobraccio). Una lettura inutile, davvero, ma con un articolo illuminante.

Io sono una Reykjavik.

Mi è stato detto più volte, e da più persone, che sono fredda. Che inizialmente io, cresciuta con un'educazione calvino-stalinista con influenze giapponesi, pensavo fosse un complimento. E invece no. Dunque, sono a-romantica, si è detto, e pure fredda. Mentre evidentemente dovrei essere sentimentale e pronta a sciogliermi in lacrime ad ogni occasione, peccato che questo se non sbaglio venga chiamato "isterismo", e nell'Ottocento lo curavano con dei proto-vibratori perché, si sa, le donne sono isteriche e l'unica cosa che le può far stare bene è quella cosa lì. Scusate, ma non ne sono convinta.

Comunque, leggevo questo articolo di Velvet dal promettente titolo: Single per scelta (originale, nevvero?). C'è questa scrittrice americana di nome Tracy McMillan, che, forte di tre matrimoni e altrettanti divorzi, si è messa in testa di insegnarci dove sbagliamo nelle relazioni e come farci sposare (e tenerci l'uomo).
Con un approccio sinceramente un po' sorpassato, la Tracy elenca cinque categorie di donne "insposabili", ovvero: 1) le stronze; 2) le pazze (ricordate quanto si diceva dell'isterismo poco sopra? Ecco, appunto); 3) le facili ("la nostra scrittrice usa in realtà una parola molto più forte", scrive la giornalista di Velvet, Deborah Ameri, che cito solo per lodarne l'imbarazzo palpabile nel terminare la frase, è chiaro che non ci crede nemmeno lei: "... e lo fa appositamente per provocare"); 4) quelle che si odiano; 5) le egoiste.
Ora, così a prima vista, io potrei appartenere o alla categoria "quelle che si odiano" (l'adolescenza lascia sempre i suoi segni, no?), o delle "egoiste" ("Specialmente dopo anni di singletudine, si approcciano agli uomini con un comportamento che passa attraverso l'Io", e attraverso cosa, sennò? Il Tu, per passare subito alla categoria 2? Il Noi, per farlo scappare, e giustamente, programmando già al primo appuntamento la propria vita insieme? Altri pronomi personali meno inquietanti?).

Ma la vera sorpresa è che potrei invece appartenere al gruppo numero 1. Cito la nostra Deborah Ameri, che così riassume dalla Tracy: Paragoniamole a Reykjavik, capitale dell'Islanda ...(fico!) Destinazione interessante, per qualche giorno. Ma troppo fredda e inospitale per viverci (e infatti non ci vive nessuno. Mica si è appena detto che è una capitale?). "Se vi sentite superiori agli uomini (che esagerazione, solo ad alcuni... vabbè, solo a MOLTI, ma è oggettivamente vero), se siete arrabbiate con loro perché vi possono far soffrire (sono arrabbiata con quelli che mi HANNO fatto soffrire, perché non si meritavano tutta questa attenzione), se non piegate mai la loro biancheria (e perché mai dovrei farlo?), allora appartenete alla categoria (mi sa che celo). Potete essere sexy, intelligenti, dinamiche e interessanti, ma se non siete anche dolci e affettuose, nessuno vi sposerà mai (me ne farò una ragione)". Meno male che la giornalista commenta, con un ultimo sussulto di orgoglio: "Analisi lucida, ma un filo conservatrice". Un filo?? In confronto, la Lady Grantham di Maggie Smith è una hippy. E Charlotte, l'amica di Elizabeth che sposa Mr Collins perché "ormai ho 26 anni, sono già un peso per i miei" una suffragetta.

Altra illuminazione da treno (stavolta al ritorno, probabilmente motivata dalle letture così stimolanti per l'intelletto a cui mi sono dedicata ieri): Sono troppo vecchia per fare la lolita, troppo giovane per avere il toy boy.

E poi mi stupisco perché mi viene la febbre.

Ultima perla di saggezza del post (in seguito a delle foto pubblicate su Facebook, dove le mie amiche sono carinissime e io sembro quella scema del gruppo): una volta mi è stato detto sai? non sei per niente fotogenica. Uno dei migliori complimenti evah.

Aggiornamento #1 (4.12.2012 h 19.53)
Il carovicino si è beccato la febbre pure lui, e ipotizza ipocondriacamente una sorta di intossicazione dovuta al discutibile cino-giapponese dove abbiamo pranzato. La fine è vicina. Se non dovessi riprendermi mai più, addio, è stato bello, fate un pranzo a base di sushi per ricordarmi, ma, ve ne prego, non un all-you-can-eat. Trattatevi bene, per una volta.

Aggiornamento #2 (5.12.2012 h 21.09)
Il marchigiano, offeso profondamente dalle insinuazioni del carovicino, regala una perla di saggezza indicativa della sua positività nei confronti della vita: "il peggio deve sempre venire". Così, giusto per farvi capire il mood.

domenica 25 novembre 2012

"Lei si chiamava pulitica (dalle mie parti quando la fai prende la ‘u’)"

Io lo dico chiaramente. Non avevo nessuna intenzione di andare a votare per le primarie del PD. Che poi, mi sta pure un po' sulle scatole il PD, con questa sottospecie di coalizione che vuole piacere a tutti e finisce per non contentare nessuno. L'ultima volta non l'ho votato, il PD. Ho votato un partituncolo di sinistra, la sinistra dura-e-pura, sapendo che avrebbero avuto una percentuale ridicola (e sì, perché c'è più di un partituncolo di sinistra-dura-e-pura. D'altra parte l'Italia è NOTORIAMENTE un Paese a sinistra, non è mai difficile racimolare voti. BAZINGA).

Invece poi è emerso il mio senso di responsabilità civile. E sono andata, e ho votato (e portiamo un po' di aria fresca e una minigonna in queste sedi di partito vecchie, noiose e surriscaldate - no, seriamente, ma abbassare il riscaldamento no? Che ve la menate tanto con l'ambiente e poi inquinate e scialate in tutta tranquillità?), e ho pure versato l'obolo di due euro. E ho fatto quella che potrebbe essere una scelta scontata (questa cosa per cui se sei donna sei femminista, e se sei un medico donna finirai per diventare un'ostetrica, o almeno così dice il dr. Kelso).

E poi ho trovato questo video.


Ormai è tardi per fare propaganda di voto, e sinceramente non mi interessa neppure.

E non ti voto perché tu vinca, lo so benissimo che non vinci, Laura! Però so che dopo che sono finite le primarie, e il gioco delle figurine è finito... c'è un sacco di lavoro da fare.

domenica 18 novembre 2012

aMUSEd

Era il dicembre del 2006. Ero all'ultimo anno di Liceo, e andavo per la prima volta a un concerto in grande stile, un concerto serio, del mio gruppo preferito. I Muse. Era uscito da qualche mese Black Holes & Revelations, e già c'era chi storceva il naso, che "I Muse adesso sono troppo commerciali".

Io non sono una fan della prima ora, avevo quindici anni quando mi passarono Absolution. I Muse piacevano molto a quello che sarebbe diventato il mio (ex) migliore amico, io prima non li avevo mai  sentiti. Mi ricordo che avevo masterizzato il CD e che in effetti, come da pronostico, mi era piaciuto subito. Soprattutto l'Intro di batteria che esplodeva in Apocalypse Please. E Stockholm Syndrome e Butterflies & Hurricanes, oltre ovviamente a Time Is Running Out (che era anche l'unica canzone che conoscevano un po' tutti). Ma la mia preferita era (ed è) senza dubbio Hysteria (mi ricordo un fumetto fatto con S. un paio di anni dopo: Mettiu cantava "Give me your heart and your souuuul" in tono disperato e io e lei gli porgevamo i nostri: "Per te!" - sì, veri e propri deliri adolescenziali).


Showbiz e Origin of Symmetry li ho ascoltati dopo, e forse sarà per questo che non capisco (limite mio eh) quelli che dicono con spocchia "solo quelli erano i veri Muse" (perché, dopo sono stati sostituiti da cloni, tipo Paul Mc Cartney? Eppure ho controllato, il tipo sulla copertina di Absolution ha le scarpe, giuro!). Sono comunque due album straordinari, basti dire che in Showbiz c'è Unintended (che già da sola sarebbe bastata - è struggente senza averne l'aria e parla d'amore senza tirare in ballo il cuore. E invece no, c'è una track list che parte con Sunburn e Muscle Museum. E c'è Uno. E Showbiz, accidenti! Insomma, mi fermo qui), e che Origin of Symmetry si apre con New Born, Bliss e Space Dementia (e c'è Plug in Baby, e Feeling Good!). (Giusto per completare la critica: fra OOS e Absolution Mett & soci trovano il tempo di fare un terzo album, Hullabaloo, che è in assoluto quello che conosco peggio di tutti, e quindi non mi dilungherò a parlarne. In generale, comunque, per i primi tre album faccio più fatica a collegare il titolo alla canzone stessa, e per elencarli tutti con charme come ho appena fatto, me li sono ovviamente andati a riguardare su muse.mu).

Quando uscì Black Holes & Revelations ne imparai invece ogni singola canzone. C'era Supermassive Black Hole che non c'entrava una cippa col resto, io e i miei amici ascoltavamo il singolo e non si capiva perché avessero scritto una cosa del genere. A me, dopo lo sconcerto inziale, piaceva, soprattutto perché mi sono sempre divertita a disattendere le aspettative prevedibili della gente, e immaginavo che fosse lo stesso per il trio inglese. Di quell'album avevo adorato Starlight e Invincible al primo ascolto, erano così romantiche (ma non sdolcinate) e perfette da citare sulla Smemoranda ("Let's conspire to ignite all the cells that would die just to feel alive" e "And tonight we can truly say together we're invincible"). E poi Map of the Problematique, Exo-Politcs (ma anche Take a Bow), e City of Delusion. E Knights of Cydonia, la cavalcata tamarra e apocalittica da cantare a squarciagola con aria da sputasentenze ("Don't waste your time or time will waste you") e la rabbia giusta per cambiare il mondo ("You and I must fight for our rights, you and I must fight to survive"). Sì, vabbè, che volete, era il 2006, avevo diciotto anni ed era il mio primo concerto.

The Resistance uscì, almeno così mi pareva, SECOLI dopo. Ed era ridondante, sinfonico, drammatico, colto, pestato. Di The Resistance mi ricordo United States of Eurasia fatta uscire come singolo un minuto alla volta in una sorta di caccia al tesoro mondiale. E mi ricordo che le prime a piacermi erano state Uprising (la canticchiavo alla mia laurea, per darmi forza. Probabilmente sembravo una psicopatica: "They will not control us, we will be victorious") e Resistance. La traccia assurda era questa volta Undisclosed Desires, ma davvero assurda, per la serie "no questa non mi piacerà mai": dopo qualche ascolto, mi sorprendevo a sculettare sull'intro, e a canticchiarla sotto la doccia. E poi, MK Ultra, e I Belong To You ("verse-moi l'ivresse"). E Guiding Light, e Unnatural Selection. Insomma, tutto, compresa l'Exogenesis Symphony, che inizialmente trovavo troppo cervellotica (comunque, qui se volete piangere). Eppure nel 2010, nonostante venissero a Milano, avevo deciso di non andare al concerto ("ma no, è troppo caro! Dove sono i prezzi student-friendly? Col cavolo che gli dò tutti questi soldi!"). Ovviamente me ne sono amaramente pentita.

Ho dovuto aspettare altri tre anni, ma questa volta non avevo la minima intenzione di rinunciare al concerto, anche a costo di andarci da sola (eventualità che, mi sembra superfluo dirlo, non si è verificata). A Giugno c'era la possibilità per noi, eletti fan iscritti al sito, di acquistare biglietti in prevendita: eccerto che sfrutto la possibilità di accaparrarmi un posto! E tutto questo prima ancora di aver ascoltato l'ultimo album.

Yep, I was there, bitches. Tutte le foto sono state fatte con infinito amore e sapienza da S.

L'ultimo album, ovvero The 2nd Law, che come ormai tutti sanno non allude alle tavole di Mosè, regoledegliamici o perversioni strane, ma al secondo principio della termodinamica. In The 2nd Law le paranoie raggiungono alti livelli di isterismo (Animals), si riesumano ballads già sentite (Explorers) che però continuano a piacermi, e si istigano i detrattori al linciaggio. Si fa cantare Chris (Save me e Liquid state). Ce la si mena con l'inno delle Olimpiadi ("Yes, I'm gonna wiiiiin!"). Soprattutto, si cambia continuamente. L'overture di Supremacy, che è un'essenza di puri Muse (complottismi, rivolta, pare mentali). Madness, il singolo che ammicca alla dubstep, tipico loro nel suo essere totalmente atipico (ma aspettate la fine dell'album prima di parlare). Il funky di Panic Station, che al primo ascolto mi ha fatto dire "ma cos'è questa roba?!". E poi di nuovo un Prelude strumentale che è praticamente Chopin (ma se vogliamo parlare di tracce strumentali, parliamo dell'ultima, Isolated System). E così via fino all'assurda Unsustainable. Tipo che se me l'avessero fatta ascoltare ai tempi di Absolution non avrei mai e poi mai detto che era loro, probabilmente la me quindicenne avrebbe detto scandalizzata "ma è cooooosì elettronica!". Appunto, ragazzina, è bella per quello.

It's like some kind of madness was taking control

C'è chi sostiene che questo cambiare sia un male. I finto-indie, i poser che, benché pluriventenni, ragionano ancora come quattordicenni che si vestono solo di nero, leggono Sartre senza capirlo e si lamentano di essere gli unici depositari della verità, costoro, dicevo, li odiano per questo. Io egoisticamente e ignorantemente mi dico che a me piacciono, e mi piace che cambino e continuino a cambiare (restando però sempre gli stessi, con gli acuti di Mett, la sofferenza, le facce buffe di Dom, Chris al basso che sogghigna, le canzoni al piano, le manie di perseucizione, le paranoie, la perenne tamarraggine).



*

Comunque, tutto questo preambolo per dire che sì, venerdì 16 novembre ero a Bologna, sei anni dopo il mio primo concerto in grande stile, il primo concerto serio, del mio gruppo preferito. Ero con A., ovviamente (e S., e il loro altissimo amico Pol. Chissà com'è bello ai concerti non dover litigare per la tua porzione di ossigeno, e vedere il palco senza problemi). Inutile dirlo, è stato epico.


Esaltante e commovente e divertente. Scenografico. Coinvolgente (in più di un senso, spintonavo per mantenermi in vita ed avvicinarmi sempre di più al palco). Emozionante. Mettiu zarro come al solito ("che camicia orribile" "è una felpa"), Dom che alla fine appare in tutina aderente blu che sembrava pronto per impersonare un fermento lattico nella pubblicità degli yogurt, e Chris che forse era quello messo meglio, ma che ovviamente non si filava nessuno (povero caro. L'ho sempre preso in giro per essere "quello inutile", ma vedere come tutti seguivano Mettiu e nessuno se lo filava mi è dispiaciuto. Poi l'ho visto ridacchiare neanche tanto sotto i baffi (non è una metafora, purtroppo. Sembrava un narcotrafficante colombiano), e vendicarsi lanciando un'armonica sulla folla).

Che non si dica che ho trascurato il Poverocris. Ecco una foto tutta per lui! (ahah)
(Che poi, è anche abbastanza buffo come ormai i tre siano diventati parte del mio mondo: Mettiu, il Poverocris, Dom con le sue facce buffe e i pantaloni troppo stretti).

Mettiu al piano. Un pianoforte a coda tamarro, con varie lucine che si illuminavano mentre suonava.
Un po' tipo il basso a led di Chris (i bassi a led)
Aprono con Unsustainable, come speravo. E poi continuano alternando le canzoni dell'ultimo album alle altre (Supremacy, e poi Hysteria, Resistance, Supermassive Black Hole), Animals (mio dio che inquietudine il video (sì, nota di redazione, c'era una piramide, inizialmente rovesciata, sospesa sul palco, su cui scorrevano video, immagini, e riprese del concerto)), Explorers e Falling Down e Time Is Running Out (ruggito della folla). E poi ancora Liquid State e Madness (con lo sguardo ammiccante di Mett al di là degli occhiali enormi con il testo sulle lenti), e Follow me che quasi mi commuove ("Follow me, you can trust in me, I will always protect you": se proprio Mettiu doveva riprodursi, meglio che canti questo al figlio, piuttosto che "Paranoia is in bloom". Almeno come ninna nanna). E Undisclosed Desires. E poi vecchie perle come Plug In Baby e New Born. Io che su Uprising mi ricordo della mia laurea e sono piena di voglia di fare e di cambiare e di essere migliore in tutto. La corsa infinita di Isolated System e quella tutta da cantare di Knights of Cydonia. E Starlight, e la chiusa con Survival (e geyser che esplodono a destra e sinistra).


Scrivo di domenica, perché ieri ero troppo esaltata per comporre frasi di senso compiuto. Insomma, sono tornata ggiovane, una ragazzina che si esalta per il suo gruppo preferito (e che si ritrova ad aspettare che i tre escano dall'albergo. Giuro, io, A. e S. non volevamo, non sapevamo. Poi siamo passate di lì, se non ci fossimo fermate l'avrei rimpianto per sempre. Certo che, Chris sei sposato e con prole numerosa e non mi piaci, Mettiu eri il mio grande amore ma ora hai un figlio pure te, Dom, mi resti solo tu, ti prèèègo spòòòsami!)


Ora devo solo convincere i miei che non sto scrivendo la tesi e non mi laureerò in tempo, ma che mi piacerebbe taaaanto avere i loro soldi per poter andare al concerto a Torino a Giugno.

giovedì 8 novembre 2012

La Prova Costume

Ho scoperto che la vera Prova Costume non è né a Giugno né ad Agosto, ma a inizio Novembre.
Altro che dramma delle cosce grosse o dei rotolini di ciccia sui fianchi, di interrogativi sull'intero sgambato, il bikini ridottissimo o quell'abominio che è la sua mutazione transgenica, il trikini.

Perché il problema è quando il costume non è ancora cucito, quando non si capisce come attaccare le maniche, quando la stoffa del mantello non basta (e quindi bisogna fare una sorta di patchwork con quel che si ha), quando, soprattutto, la macchina da cucire (che tu non sai usare) si blocca continuamente. Per fortuna che c'è La Madre a dare una mano.

La vera Prova Costume, poi, è per tutti quelli che girano a torso nudo, per quelle che vogliono fare le slutty-qualcosa (perché per fare la slut devi avere anche il fisico, è inutile), o semplicemente tentano di assomigliare a un disegno.

Sì, sto parlando del Lucca Comics.

Arrivi tardi, mi dirà qualcuno. Lo so, come pure so di essere una nerd imperfetta - e in quanto tale, mi è anche concesso di non essere mai andata a Lucca prima, no?!

Comunque, domenica mi sono divertita tantissimo.
La sera prima ero addirittura emozionata, un po' come da bambina la notte prima di Natale o quella prima di partire per il mare. Quindi, per l'ennesima volta, grazie A. Per essere mie amica, per le fissazioni comuni, per spiegarmi i cosplayer dei manga che non capisco (quasi tutti). E per intrecciarmi i capelli.

Arrivo in Centrale prima dell'alba e già mascherata, il mantello che svolazza e gli stivali che rimbombano, cominciando a canticchiare tum tum, tututum tum, tututuuuum (poi continuerò per tutta la giornata). A Lucca dovrebbe piovere e invece si trattiene, ci fanno foto e io mi sento fichissima, addirittura c'è gente che ci riconosce (cosa non così scontata, noi non siamo mica mainstream), mentre altra confonde A. per una Tully e a me viene detto più volte "Ma He, c'hai il mantello della LaHoste?" ma anche "e He ce fai Hon Huella forHetta?!". Un'anziana coppietta inglese ci chiede perplessa cosa succede, dei locali dall'aria grossa e cattiva ci offrono gentilmente delle caldarroste ("e se c'è su la droga dello stupro?" "troppo tardi, l'ho già mangiata"), io mi convinco una volta di più che devo avere qualche problema perché trovo tutti (o quasi) gli uomini con capelli lunghi/barba decisamente più affascinanti degli altri. Discutiamo con E.&L. dell'opportunità di avere figli a cui imporremo sin da piccoli di mascherarsi (facendoli diventare probabilmente dei perfetti ingegneri con l'amore per i gilet a rombi e i piedi per terra).

Baby Naruto
Un anno fa io e A. avevamo deciso di andare a Lucca insieme nel 2012. Io uscivo dalla lettura di Fullmetal Alchemist, l'idea era di fare Riza e Olivier.

Poi passammo (o meglio, ritornammo) al fantasy medievaleggiante. Era estate, faceva un caldo assurdo, io portavo in giro Emilie a fare la turista per Milano, e mentre lei si esaltava per i negozi, A. dice: "Potremmo fare due personaggi di GoT per Lucca. Mi piacerebbe fare Lyanna" "Bell'idea! Io allora farò Meera Reed", soprattutto perché mi sembrava di avere il physique du role (bassina, pallida, capelli castani e lunghi - non li ho tagliati apposta! -, occhi verdi, piatta. E, in fondo, riesco ancora a farmi passare per ragazzina), e perché credevo che il costume sarebbe stato rapido e veloce da fare. Ma ceeerrrrto! Perché ovviamente il costume sarebbe stato facile da fare, se fossi stata capace di cucire. Ho sbagliato tutto nella vita, dov'ero quando il Buon Dio distribuiva le abilità pratiche?

Sono tornata a casa dopo mezzanotte, con le lenti che mi graffiavano gli occhi, stanca morta (in macchina continuavo ad addormentarmi nonostante lottassi per restare sveglia), canticchiandomi in testa il solito tum tum, tututum tum, tututuuuum, sognando di andare in giro con un mantello anche nella vita vera.

Ieri le mie amiche di uni mi hanno dato della nerd (capitemi, la mia foto profilo su Facebook è stata prontamente sostituita con una nuova: me/Meera sul Trono di Spade!) senza speranza. Probabilmente non era un complimento, ma lo prenderò come tale.

Ladies of North


domenica 28 ottobre 2012

Punti di vista

Θαυμάσια που τρέχει ο ουρανός, αν κρίνεις απ'τα σύννεφα


(Il cielo corre in modo stupendo, se giudichi dalle nuvole)
Odysseas Elytis

*

Ho sempre avuto un rapporto complicato con la poesia. Spesso non la capisco, spesso non mi appassiona. Non mi esalto per la geometrica rispondenza dei sonetti, e, a dirla tutta, preferisco la prosa lirica. Solo a volte mi commuove, solo a volte mi ispira. A volte un singolo verso mi resta dentro, confondendosi con il testo di una canzone (la favola bella che ieri t'illuse, che oggi m'illude è sono riusciti a cambiarci, ci sono riusciti, lo sai), o galleggiando tra domande e sensazioni diverse a seconda dell'umore e della luce (verrà la morte e avrà i tuoi occhi, ma è la morte che, quando arriverà, si prenderà anche i tuoi occhi, come la cose più bella e preziosa e pura e viva e innamorata, oppure è il suo sguardo che, quando la morte finalmente mi guarderà in volto, riconoscerò come il tuo?).

Di certo non la scrivo, non ne sono capace. Raramente la leggo (un libro di poesie intero non mi tenterà mai, meglio a piccole dosi possibilmente casuali).

Per questo, quando mi capita di leggerne per caso, e di rimanerne colpita, e magari è un singolo verso che ti colpisce testa e cuore e dipinge mondi e domande e orizzonti e improvvise rivelazione... per questo ci penso, ci ripenso, se è il caso la traduco e ritraduco. E poi ne voglio parlare.

*

Così è chiaro che, qui, è solo questione di punti di vista. Che non diresti mai che è il cielo a correre, ma perché non hai mai fatto delle nuvole il termine di paragone.

E che quando ti sembra che tutto sia immobile, forse hai dimenticato di guardare nel modo giusto (o meglio: che c'è un altro modo di guardare), come in quelle figure dove i due profili neri che si toccano nascondono un vaso bianco.

Nessuna sconfitta è totale, non c'è male che non nasconda del bene.
And if you can't laugh, then smile.



sabato 20 ottobre 2012

Will you still need me, will you still feed me, when I'm 24?

Dopo essere sopravvissuta alla maledizione dei Blink (a ventitré anni, non piaci a nessuno), è tempo di affrontare la grande domanda beatlesiana (avrai ancora bisogno di me, ma soprattutto mi darai ancora a magnà), anticipandola di una quarantina d'anni. (Per citare Guia: "sono sempre stata precoce, nella mia senilità").

*

Qui per un'ulteriore canzone a tema.

*

Probabilmente la risposta alla beatlesiana domanda non è "aw :3", ma "impara a farti la tua frittata da solo".


lunedì 15 ottobre 2012

Perché leggere "L'isola di Arturo"

Come fui sul sedile accanto a Silvestro, nascosi il volto sul braccio, contro lo schienale. E dissi a Silvestro: - Senti. Non mi va di vedere Procida mentre s'allontana, e si confonde, diventa come una cosa grigia... Preferisco fingere che non sia esistita. Perciò, fino al momento che non se ne vede più niente, sarà meglio ch'io non guardi là. Tu avvisami, a quel momento.
E rimasi col viso sul braccio, quasi in un malore senza nessun pensiero, finché Silvestro mi scosse con delicatezza, e mi disse: - Arturo, su, puoi svegliarti.
Intorno alla nostra nave, la marina era tutta uniforme, sconfinata come un oceano. L'isola non si vedeva più.

Elsa Morante, L'isola di Arturo

*

Soltanto per questo.

*

Davvero, nonostante mi senta un po' blasfema a dirlo: a me L'isola di Arturo non è piaciuto. La trama riesce a essere ad un tempo irreale e banale, i personaggi sono tutti antipatici, e la narrazione (dato che è fatta in prima persona dall'esaltato ex adolescente protagonista) è turbata da troppi puntini di sospensione e troppi punti esclamativi.

Però  la conclusione, quella sì. Quella salva tutto, e, per quella, ne vale la pena.