giovedì 5 gennaio 2012

Silenziosa, e schiva; aggraziata, cortese, delicata, raffinata, ponderata... puntuale!

Anno nuovo, tempo di un post nuovo, che ne dite? Non vi tedierò con elenchi di buoni propositi, perché non ne ho: il "nel 2012 voglio essere una persona migliore, quindi approfitto degli ultimi giorni di quest'anno per essere pessima" era un obiettivo tutto sommato piuttosto alla mia portata (soprattutto la seconda parte), peccato che le prime ore del 2012 non mi abbiano vista esattamente nel ruolo di "vestale della bontà", e che la prima "mattina" dell'anno abbia impiegato un tempo considerevole nella nobile ma ahimé malvista attività del gossip. Eh, beh, sarà per l'anno prossimo.

Non indulgerò neppure nelle mie amate paranoie (soprattutto pseudo sentimentali), ma mi dedicherò a un tema molto apprezzato dagli affezionati lettori (che ormai sono solo A. mi sa): le principesse Disney.

Questo post trova la sua origine in una chiacchierata con A. (esatto, la sola lettrice, quanto meno spontanea), quindi a lei va parte del merito (se merito si può chiamare), e sempre a lei va l'onore/onere di essere citata qui sotto.

In realtà, Mulan è la migliore.

Secondo il mio personalissimo parere le "vere" principesse Disney sono (un po' ingiustamente) solo cinque: Biancaneve, Cenerentola, Aurora, Ariel, e Belle (più Jasmine, che però è praticamente un personaggio secondario in quello che è un film dedicato all'eroe maschile). Come ho già ripetuto fino alla nausea, Biancaneve e Cenerentola non mi piacciono, non mi sono mai piaciute, e Jasmine mi sta un po' antipatica; mi piacciono, invece, sia La Bella Addormentata nel Bosco (nonostante non sia proprio un modello di emancipazione femminile, con quell'insegnamento neanche tanto nascosto ad aspettare il Principe Baciatore, ma vabbè: lei è bellissima - e bionda ma non troppo - , c'è Čajkovskij, la strega cattiva ha veramente stile e Serenella ha svelato a una generazione senza molta propensione per la cucina il significato del misterioso termine cuccno), sia La Sirenetta (shallallallallà il ragazzo è troppo timido, l'arricciaspiccia e capelli rossi formato alga gigante), sia La Bella e la Bestia (Belle è l'unica che sa leggere, dice A., o almeno è l'unica che ce lo dimostra; e però, con quel suo voglio vivere di avventure insinua un po' di ribellione nel filone Disney - una specie di Sturm und Drang adattato ed edulcorato).

Limito il numero delle Principesse perché sennò sarebbe infinito; d'altra parte, queste sono le mie Principesse, di quando ero veramente piccola.

Quando Mulan uscì al cinema, d'altra parte, avevo solo dieci anni (strano che allora mi considerassi già "più grande", no?). Prima di lei c'erano stati il tristissimo Pocahontas (il primo Diseny senza happy end, traumi a gogo), il sadico Il Gobbo di Notre Dame e Hercules (chi mi ha spento i capelli?): insomma, si sentiva il bisogno di una vera principessa (anche se lei non è una principessa nel senso stretto del termine, ma vabbè, accontentiamoci).

Mulan è la migliore perché non aspetta il Principe Baciatore, perché è coraggiosa, perché nessuno sta lì a menargliela su quanto è bella (ovviamente è bella, ed è intonata, altrimenti non sarebbe una Principessa Disney, ma perlomeno nessuno lo sottolinea), perché non è così mainstream da sognare solo di sposarsi e di andare al Gran Ballo.

E poi perché ci regala Mushu, il miglior aiutante di sempre, nonché centinaia e centinaia di citazioni riutilizzabili: siediti accanto a me, non voglio mai più vedere un uomo nudo, non contarci: chiappe, per te, non ne mordo più, a cuccia, Carolina, diiiiiiiiiisonore su di te! diiiiiiiiiiiisonore sui tuoi antenai! diiiiiiiiiiiisonore sulla tua mucca, di che donna parla, forse di sua mamma?!, la tua farinata! che è felicissima di vederti, arruolami per la prossima guerra! vuoi fermarti per cena? VUOI FERMARTI PER SEMPRE??!, l'immortale la mia bimba diventa grande, e salva la Cina, etc.

E poi è goffa, e tutte noi, ragazzine (e poi ragazze abbondantemente maggiorenni che ogni tanto vengono appellate "signore", ahinoi) che inciampiamo sui nostri piedi, facciamo cadere le cose, andiamo a sbattere contro oggetti possibilmente molto contundenti, ci sentiamo appagate. Le vogliono trovare un marito, ma potrai sembrare una sposa, ma non porterai mai onore alla tua famiglia!, sempre causa goffaggine e inettitudine (e qui ci starebbe una diapositiva delle decenni del '98 in una serata di sconforto, plaid, cibo schifezza e kleenex, ma soprassederemo).

Eppure ha il coraggio di fuggire di casa, fingersi uomo e arruolarsi nell'esercito solo per salvare il padre (lacrimuccia commossa). Mulan non sa tenere in mano una spada (ma riesce a tagliarsi i capelli con un unico colpo, cosa che io ho per anni sognato invano di replicare, così come ogni sera tento lo struccamento di metà viso in una sola passata - senza riuscirci, nonostante non utilizzi tutto quel fondotinta), eppure finisce per cavarsela anche piuttosto bene (tra l'altro, momento di grande soddisfazione quando Mulan è la sola a capire come sfruttare i pesi per arrivare alla freccia).

Già che c'è, sconfigge in battaglia gli Unni, salvo poi farsi ferire e rivelarsi donna - era anche ora, dato che gli occhi dolci al capitano Shang, se fatti da un maschietto, diventavano sospetti in un film Disney. Momentanea perdita d'animo, e poi, ovviamente, salva l'imperatore e la Cina, tutti si inchinano, lei torna a casa ma alla fine quello che conta è che papà e mammà le hanno sempre voluto bene (dolcezza).

Senza dimenticare il finale romantico (che è anche parte del motivo per cui Mulan è la migliore): arriva Shang, e (questa è la vera liberazione della donna, altro che taglio di capelli e servizio militare) non si sposano mica. Lei (e sottolineo lei) lo invita a cena, riservandosi di dirgli addio per sempre se non risulterà simpatico, se sputacchierà con la bocca piena, se le darà una pacca sul sedere mentre è distratta, insomma, se sarà cafone. O semplicemente se non le piacerà (poi pare le sia piaciuto, dato che hanno fatto un, ovviamente bruttissimo, seguito). Questo fa dei due la prima (e, almeno a oggi, ultima) coppia "moderna" Disney: un invito a cena, poi si vedrà, altro che gran finale in abito bianco, lancio di bouquet e scampanio a festa (d'accordo, nemmeno Pocahontas si sposa, ma è perché John Smith parte oltreoceano e lei non lo segue, è un po' diverso).


La cena... va benissimo.

martedì 27 dicembre 2011

Illuminazioni e buoni propositi

Come da tradizione, anche questo Natale (S. Stefano, per la precisione - e un po' di variatio) mi ha portato il mio bel mal di gola e la mia febbre alta, scardinando tutti i vari piani di uscite e vita sociale.

Ma sono a casa, la mia bella casa   s p a z i o s a   e italiana. Non mi sembra vero di essere qui, come non mi sembra vero di aver passato gli ultimi tre mesi in compagnia di gente mai vista prima, parlando in modo buffo (leggi: mettendo gli accenti in fine parola e facendo i gargarismi ogni volta che si presentasse la necessità di dire R), e abitando in un grigio palazzo con vista strada.

La fine del semestre a Lausanne è stata grandiosa: gli esami sono andati bene, e, mentre gli ii (ingegneri italiani) vivevano preda dell'ansia per i loro millemila progetti, io saltellavo da una festa all'altra, andando ai corsi la mattina e riposandomi il pomeriggio.

Era prevedibile che tutto questo mi desse alla testa.

Ed è per questo che io vi dico: mai, mai, MAI fare feste e bere la sera prima della partenza. E MAI lasciarsi persuadere che "une bière vaut deux tartines", perché non è vero. In questo modo, si potrebbe evitare:

- di sentirsi più stupide di una quindicenne stupida alla sua prima festa.
- di seguire l'ultima giornata di lezione con poche ore di sonno, poco cibo (non mangi dal mezzogiorno precedente, eccettuate delle patatine), poca voglia, e molta confusione.
- di essere allegramente presa in giro dagli ii, che giustamente meditano vendetta per il tuo fancazzismo.
- di farti venire la malinconia soltanto perché piove.
- di aspettare in stazione, col magone, canticchiando i Baustelle.

Tutto questo, ovviamente, rientra nei miei buoni propositi per l'anno nuovo. Fra i quali, ovviamente, c'è di continuare ad essere "la donna di ghiaccio", perché è molto più facile e divertente.

*

Per il resto, qui non c'è neve, ma tanta luce (come vogliono gli stereotipi). E, come ha detto LaD., a fine serata: "non mi sembra neanche che tu sia mai andata via!". E questa è la cosa più importante (cuoricino).

martedì 20 dicembre 2011

Tout encourage encore la jeune fille à attendre du "prince charmant" fortune et bonheur plutôt qu'à en tenter seule la difficile et incertaine conquête.


Simone de Beauvoir, Le deuxième sexe (1949)


giovedì 15 dicembre 2011

+3 mesi, -1 settimana

A una settimana dal rientro (temporaneo), e dopo tre mesi (e un giorno), di ritorno dall'università col vento che mi porta via l'ombrello e mi mozza il respiro, posso dirlo.

Posso dirlo, che quando dico chez moi ormai dico casa.

Sarà divertente (o strano, o anche solo interessante) vedere come vivrò questo sdoppiamento della casa quando sarà tornata a casa (casa italiana), e poi quando ritornerò qui.

And my friends are all abroad, many more of them live next door.


*


E per l'amata rubrica gli aforismi di nuvolabarocca, ecco la perla del giorno di oggi, che è bello avere qualcosa da aspettare (lo dice anche Jane Austen), ma è vero che a volte watched pot never boils. E altre volte non bisognerebbe aspettare e basta.

*

Che poi, perché mi sono messa ad ascoltare i Baustelle?

domenica 11 dicembre 2011

Nuvole e luce

Parte prima. Il cielo azzurro di Dicembre.
Tranquillità (o quasi) dopo (o quasi) gli esami e i seminari. Insomma, ho ancora un esame di francese da affrontare, e probabilmente un seminario da sistemare, ma il grosso è fatto. Dicembre è cominciato con la pioggia ma ora c'è il sole, posso darmi al dolce far nulla domenicale senza sensi di colpa, dormire un po' di più, guardare un film, andare a bere un ottimo tè al gelsomino, darmi alle pulizie intensive, cucinare vagonate di risotto, fare indolenti programmi per le vacanze.

Parte seconda. Venerdì sera (o anche: fomentiamoci).
Stupidi maschi. Io vi odio, davvero. Anzi, mi esasperate. Quello che odio davvero è il vostro egocentrismo, il vostro narcisismo, la vostra supponenza e il vostro vittimismo. Compatisco la vostra mancanza di orgoglio, e la vostra spocchia  m i  d à  s u i  n e r v i.

Piccola premessa #1
Quest'estate M. mi aveva presentato un suo amico. Non è mia abitudine sbattere sul blog le mie peripezie sentimentali e le paranoie psico-amorose: non sono così esibizionista, e chi legge mi conosce: rischio o una figuraccia (anche se questo blog dovrebbero leggerlo solo persone fidate), o di ripetere cose che già ben sanno. Comunque, dopo diversi stadi di incertezza e infatuazione e ancora incertezza ci eravamo rifugiati nel "vediamo come va". Passa un mese di Erasmus o poco più, e lui sparisce senza una parola. Come mi è stato fatto notare, probabilmente è colpa mia: della mia freddezza, del mio scetticismo, del mio cinismo. Continuo a pensare che rispondere a una mail sarebbe stato un gesto carino, ma non posso obbligare nessuno a essere gentile nei miei confronti se dopotutto non me lo merito. E forse è meglio così.

Ma non è lui, ilragazzotroppotimido (shallallallallà), l'oggetto delle mie precedenti invettive. Questa "storia", piuttosto, mi ha forse mostrato che non ho la testa per certecose ora, e che, contrariamente a quanto dicono le commedie hollywoodiane, mi va bene così.

Piccola premessa #2
Secondo la vulgata dello studente straniero, non è facile fare amicizia con gli svizzeri. Sono gentili, per lo più simpatici, ma piuttosto chiusi. Non verranno mai da te per conoscerti, sta a te fare il primo passo, non solo la prima volta ma anche la seconda e la terza. Questioni di abitudini e carattere (personalmente, non mi sembra un difetto orribile, anzi, penso di comportarmi spesso così io stessa - questo ovviamente non facilita la nascita di grandi amicizie con gli indigeni). Così, quando uno di loro ti rivolge spontaneamente la parola e cerca evidentemente di fare amicizia, e tu sei l'unica straniera e l'unica Erasmus del corso, beh, ti fa piacere.

In realtà, il dubbio che ci stia provando ti viene abbastanza presto.

Lo svizzero però è gentile, piuttosto simpatico, e non ci prova spudoratamente né palesemente; di certo non puoi smettere di parlargli, e nemmeno vuoi: io mi sono attenuta a un comportamento amichevole ma non ambiguo, ripromettendomi di chiarire esplicitamente al primo segnale di pericolo.

(Ok, forse pericolo è eccessivo. Ma: "non ho la testa per certecose ora, e che, contrariamente a quanto dicono le commedie hollywoodiane, mi va bene così", dixi. E soprattutto, dopo averci ben pensato: non con lui!).

E così, quando con molto imbarazzo mi trovo a dover ricorrere alla famosa espressione: "ma... è un'uscita tra amici, vero?!", mi vergogno un po', ma ne sono convinta, e mi sembra di fare la cosa giusta. Non voglio fare la stronza, e a che pro, poi?

Quello che non mi aspetto è una scena da primadonna, una tragedia con tutti i cliché del miopassatochemihafattosoffrire, e in cui più o meno mi viene dato dell'insensibile, che contemporaneamente si crede così figa che tutti le vogliono chiedere di uscire, e che non si rende conto di calpestare il cuore che così generosamente le viene offerto.

Bene, caro svizzero, ecco qua la lista di cose che non mi piacciono di te, per le quali NON usciremo MAI insieme in QUEL senso.

- NON si parla della ex a una ragazza con cui vuoi uscire. Non con una frequenza così inquietante. Perché, se a lei interessi, rischi di scoraggiarla o di ferirla (ci pensa ancora, a LEI), oppure, come nel mio caso, risulti solo patetico.
- NON toccarmi. Mi dà fastidio. NON ho bisogno che tu mi dia spintarelle per farmi spostare/passare dalle porte/salire gradini. Avete presente Ginny che inveisce contro Dean? Posso farcela da sola, grazie. Se proprio vuoi fare il cavaliere, aprimi la porta, cedemi il passo, portami le borse, offrimi il caffè: tutto questo va benissimo, ma NON TOCCARMI.
- Cerca di parlarmi anche in presenza di altre persone. Non hai più dodici anni, accidenti. Apprezzo il fatto che tu non mi stia addosso, ma siamo in 15 in una minuscola classe: puoi anche rivolgermi la parola. Non farlo soltanto dopo che sono stata io a salutarti e i tuoi amici se ne sono andati (e sinceramente, leggere ogni sera un messaggio che dice "scusa, volevo chiacchierare un po', ma A./D./XY aveva assolutamente bisogno di dirmi una cosa/mi ha tenuto a parlare/scuseacaso" alla quinta volta è davvero ridicolo).
- non correggermi compulsivamente mentre parlo o scrivo. Va bene, te l'ho chiesto io, e tu mi chiedi ossessivamente se mi dà fastidio. Non mi dà fastidio, anzi, è un ottimo modo per imparare. Però certe cose te le puoi risparmiare.
- non forzarmi a discutere di problemi sentimentali sulla chat di Facebook. Anche perché il tuo uso dei puntini potrebbe farmi venire l'orticaria.

E soprattutto, dopo LA frase ("ma... è un'uscita tra amici, vero?!", dixi), abbi un po' di orgoglio! Da dove viene l'espressione "avere i coglioni"? Tutte le ragazze che conosco avrebbero avuto una reazione più dignitosa, a sentirsi dire una frase del genere. (Ok, vabbè, generalizzare è sbagliato, etc). Di certo io (e molte altre!), avremmo piuttosto finto, di certo non avremmo fatto pesare all'altro il fatto di non piacergli! Posso anche immaginare il caso in cui si preferisca mettere in chiaro che invece per noi era proprio un'uscita tra NON amici, e in questo caso, beh, non è piacevole, ma almeno è onesto.

E NON compiangerti, dio santo.

Ero andata a ripescare la conversazione per analizzarne tutti i punti deboli, ma il suo più grande difetto è che è NOIOSA.

Quindi basta con questo argomento. Dirò soltanto che per fortuna venerdì sera avevo due stupidimaschi (detto con affetto, però), con cui dividere un piatto di pasta, una torta alle carote e, dato che mancavano leamiche per parlare di questi argomenti, un piccolo sfogo sulla situazione con losvizzero. E che hanno fatto del loro meglio, non saranno state leamiche ma mi hanno fatto ridere ("Sei stata troppo gentile! Ma devo insegnarti tutto? Dammi quel cellulare, ci penso io a rispondere la prossima volta!"), per lo meno dopo aver capito che era ME che dovevao supportare ("Ecco, tutte uguali voi ragazze! Lo inganni e poi lo scarichi!" "Ma che ingannare, gli ho detto quella frase apposta!" *sguardo furioso* "Ah! Beh... ma allora hai ragione tu! Fossero tutte come te... *tentativo di autocommiserazione bloccato sul nascere dalla sottoscritta, che vuole essere al centro dell'attenzione* *tentativo di riconquistare la virilità* "Non gli conviene trattarti male... sennò si trova a dover affrontare tutto il gruppo degli italiani!" "Ma cosa dici? Che fai promesse prima di sapere le cose importanti... è grosso?!")

Parte terza. Luzern.


Dopo il nervoso di venerdì sera, il sabato non poteva essere migliore. Si temeva la pioggia, che invece non c'è stata, e il freddo, che ci ha graziato.


Luzern è piccola e assolutamente adorabile, e mi spiace solo di aver fatto poche e brutte foto (ma c'è il blog di A.G. per questo!).


Ci sono ponti medievali in legno, piazzettine adorabili, alberi di natale a ogni angolo, e un sacco di luci (assolutamente non pacchiane, e questa è davvero una cosa che adoro).


La sera è ancora più bella, il tipico posto dove vorresti perderti (senza mai riuscirci veramente, a fine giornata persino io riuscivo ad orientarmi) con la persona di cui sei innamorata.


I mercatini di Natale non sono nulla di esagerato, né di grandioso, ma hanno buongusto. E vin chaud distribuito in tazze di ceramica blu, e deliziosi dolcetti allo zenzero.


Con una menzione speciale alle insegne 


 (o qualsiasi altra cosa che sporga dai muri e sbarluccichi)


e alle facciate delle case.



E poi la collezione di "Angie" (con tanto di discussioni sul perché i ragazzi non sono fatti per andare per musei)


 E adorabili cliché (formaggio, cioccolato e montagne innevate), e switzerdutsch (cfr. la i alla fine di qualsiasi parola).

E dopo essersi ben demoralizzati sulle foto, l'epilogo del week end: stasera mi aspetta il concerto degli Austra, che non conoscevo fino a due settimane fa.

E fra due settimane è Natale, e io sono a casa.

venerdì 2 dicembre 2011

I sosia

Ok, sono appena rientrata e sinceramente voglio solo gettarmi sul letto e dormire (con l'interrogativo: sveglia o non sveglia? E con "sveglia" non intendo un aggettivo, ma l'oggetto che suona la mattina).

Il fatto è che oggi ho visto ben due sosia, e, in particolare, stasera ho visto un sosia di Barney da giovane.

Chi di voi guarda How I Met Your Mother? (Parentesi: per me HIMYM resterà sempre legato a Lausanne. Ho cominciato a vederlo quando ero qui in Agosto, faceva un caldo pazzesco, ed ero in balia dei gatti; in un paio di mesi mi sono rimessa in pari, e ora come tutti aspetto gli sviluppi della 7x12). Per chi di voi non lo guardasse: a un certo punto i nostri cominciano a incontrare i loro sosia (sì, è pazzescamente così: il link rimanda a un sito dedicato all'argomento. No words), e Lily e Marshall decidono che, quando li avranno visti tutti, lo prenderanno come un segnale dell'Universo, tipo benedizione divina per diventare adulti (pfff) e avere un bambino.

Comunque, da quando sono qui vedo un sacco di sosia. Sarà che i miei amici mi mancano, sarà che cerco di ricostruire qui le mie abitudini, sarà che in Svizzera ci sono i fake. Comunque, dei sosia l'elenco è questo:

- Annie. Ebbene sì. Due volte (la stessa sosia). Molto più bassa, molto più emo. Ma stesso taglio degli occhi, e, se portasse la frangia, sarebbe così.
- Vins. Magro, pallido, emaciato, zigomi sporgenti. Dimenticavo che qui c'è la pizzeria Frascati...
- Edo. Sembrava veramente lui, tanto da fissarlo con insistenza cercando di convincermi del contrario.
- Andre. Stessi capelli rossi, stessa risata che senti e viene voglia di metterti a ridere anche a te.
- Vals. Se la Vals fosse più alta, con zigomi e mento più pronunciati, sarebbe così. Ha persino lo stesso modo di acconciarsi i capelli!

Ho visto altri sosia, ma non molto convincenti, e sosia di gente meno importante (fra cui uno che poi si è rivelato non il sosia, ma l'originale: un ciellino che era in corso con me in triennale, e che ora non so come mai è qui - e che ho visto entrare all'Internef, ergo la patria di legge ed economia... bah)

Altri sosia (personaggi di fantasia)
- un Barney in giacca e cravatta (lilla)
- un Puckerman (stesso taglio assurdo di capelli, e ho detto tutto).

- E poi, stasera, un altro Barney. Diciamo la versione giovane, che va in giro tirandosi su i pantaloni e allacciandosi la cintura, che dice "putes" anziché "filles" e incita gli astanti all'alcolismo, biondo, alto, urlatore, nella versione pre-giacca (e se è per questo anche senza scarpe).

Cosa fare quando gli avrò visti tutti? Di certo non rimanere incinta, io proporrei bere, ma ulteriori suggerimenti sono ben accetti.

martedì 29 novembre 2011

November rain (giusto per essere banali nella scelta del titolo. La pioggia di Novembre, comunque, qui non si è pressoché vista)

Novembre, come diceva anni fa un'amica, è uno dei mesi più inutili dell'anno ("...e la sola festa che c'è, è all'inizio, ed è pure quella dei morti", cit. della medesima).

A me piace moltissimo questo Novembre. Mi aspettano almeno due settimane di passione in senso etimologico, ma va bene così, anche perché nel frattempo mi diverto troppo, ma non nel senso della scervellata festaiola, proprio nel senso che sto bene.

Perché oltre alle serate crepes (e sì, lo so che ci va l'accento circonflesso!), a inviti per "une fondue sauvage" (ebbene sì, a quanto pare in Svizzera è consentito bivaccare in piazza, di notte, fondendo formaggio e andando in giro armati di apposite forchettine), ma soprattutto per una vera e propria Cena del Ringraziamento, con tanto di americani che si commuovono e ti spiegano tutta la storia del Thanksgiving Day (a quanto pare ignorando che tu sai già tutto perché l'hai già visto in millantamila film e telefilm), e si svenano per procurarsi un vero tacchino gigante... oltre al vino, alla pessima birra, e a svariate sostanza alcoliche di dubbia provenienza ("veniamo a sentire il tuo seminario!" "no, non voglio parlare francese di fronte a voi!" "e di che ti vergogni, ti abbiamo sentito parlare francese sbronza..." "non ero sbronza, e comunque dopo che ho bevuto parlo meglio il francese, e soprattutto l'inglese" "appunto. questo è quello che pensi tu") insomma, oltre ai cliché e alle feste, c'è anche la tazza di thè del pomeriggio, i canapé in uni, l'albero di Natale nel campus (di già!), l'atmosfera di feste (di già!), e le menate della spesa ("anche voi qui? sto andando a fare la spesa" "anche noi" "andiamo insieme?" "viene anche M." *un quarto d'ora dopo* "vuoi dirmi che è CHIUSO?? ma sono le 17h30!" "TE L'AVEVO DETTO che dovevamo andare nell'altro, che sta aperto di più! Oggi è sabato, ricordi? E ormai è troppo tardi" "ok, ho fatto un piano per il week end, dovremmo sopravvivere" "in ogni caso, la pasta non manca mai") e del bucato ("hanno riparato l'asciugatrice" *segue gaudio* momento #2: "non avevo abbastanza soldi, quindi la lavatrice non ha fatto in tempo a centrifugare. L'ho forzata e ho estratto i miei vesiti bagnati...").

C'è sperimentare torte, inventarsi la tradizione del risotto settimanale ("sono la cosa più vicina a una milanese che ci sia in questo luogo... il risotto allo zafferano, c'est à moi!"), scambiare occhiate sarcastiche, esportare il >pop<, ridere per niente, improvvisarsi guida spiritual-sentimentale, citare BBT, non capire niente (utilizzabile in più contesti), fare le scale senza ascensore (non per scelta), cantare sotto la doccia e chiedersi preoccupata se nell'altro bagno ti sentono, le porzioni generose della mensa ("siamo in due a volere i cannelloni, ce ne sono ancora?" "no" *il tipo prende altro e se ne va* *la cuoca ammicca*: "vuoi i cannelloni? ne sono avanzati ancora un po'" *riempie all'inverosimile il piatto della sottoscritta*), le lettere nella posta, cartoline da spedire, spiegare che essere italiana non vuol dire il terzo mondo (ma qualche dubbio viene), svizzeri che non capiscono la politica italiana, e tu neppure, altri che ti sfottono (ma è peggio la compassione), il lago sotto il cielo freddo, esseri belanti ovunque, prendere la metro per un soffio, domande trabocchetto che sfruttano i cliché, proporsi di andare a letto presto e non farlo mai, pigrizia, pigrizia ginnica ("dai, vieni a correre!" "scordatelo"), strane idee di salutismo ("guarda che bella cena sana!" "cotoletta surgelata, uova e patate??!"), sveglie posizionate sempre più lontano per provare ad alzarsi sul serio, il mio primo dizionario monolingua (che mi fa sentire molto chic), parole che in un'altra lingua hanno tutt'altro significato, parole che in un'altra lingua hanno un suono improponibile (VEVERKA!), parole mimate che neanche in un gioco di società. E non dimentichiamoci il gossip ("ciao, sono venuta qui perché non ho il tuo numero di telefono, e dovevo assolutamente dirti CHE COSA ho visto").

E sentire gli amici a casa, che mancano (e per fortuna Novembre mi ha regalato una visita). E gli appuntamenti fissi di telefilm che è bello guardare per poi discuterne (a volte anche per la photo recap). E il biglietto del treno per il ritorno.

Ma soprattutto, suonare ad altre porte ("ciao, tu non mi conosci, ma il tuo coloc sì. ho bisogno di una cosa dalla vostra cucina"), andare ad aprire alla propria, infastidirsi e cercare conforto ("come va lo studio?" "male" *occhi rossi* "tu?" "male" ... "faccio una tazza di the?"). Persino colazioni (per cercare di svegliarsi presto), ma più normalmente cene che degenerano in discorsi che si vogliono seri ma che non riescono a restare tali.

Tricotillomania, disordine, versioni di greco, accentuazione greca, seminari, bibliografie sterminate. E so. much. fun.