martedì 13 settembre 2011

Maybe, you and I will not believe in the things we find behind the door

Il fatto è che da piccola mi piaceva fare la valigia. Mi piaceva l'atmosfera che aveva la casa la sera prima di partire per le vacanze, mia madre che tornava a casa dal lavoro e stirava quintalate di roba accumulatasi, mio padre che "dai Gianni vai a dormire che dobbiamo alzarci presto", io che, manco fosse Natale, non riuscivo ad addormentarmi, e poi sveglia nel cuore della notte, fai piano sennò disturbi i vicini, colazione antelucana e tutti in macchina. Dopodiché, l'immancabile "siamo arrivati?" appena imboccata l'autostrada, e ore di sonno.

Ora avrei almeno due valigie da preparare, e non ne ho proprio voglia. E c'è un post già scritto che attende un'ultima revisione prima di essere pubblicato, un piano di studi da perfezionare, e-mail in francese da scrivere, burocrazia da sbrigare, persone da contattare e da salutare, libri da impilare. Invece io mi siedo sul letto e accendo il pc.

Nobody knows the way it's gonna be.

In tutto questo, eventi notevoli della mattinata (a ora):

1) nell'ultimo sogno mattutino, quello più vivido perché ti sei già svegliata una volta e quindi sei nella goduria del riaddormentamento, vivo una scena da Harmony. Nel sogno, penso: no, non può essere così facile, ci deve essere qualcosa che non va! Modifico il sogno perché l'Eroe si trasformi nel Cattivo. Poi, pietosa, mia madre mi sveglia.

2) scopro che gli amorevoli genitori, quelli che un po' ti viziano perché sei figlia unica, e che ti coccolano ancora nonostante la tua età ormai veneranda, dopo giorni di "Ma che dici, prendere il treno, che sei scomoda con la valigia, le borse e tutto... Ti porto io in Centrale, scusa!", hanno deciso che, dopotutto, posso anche arrangiarmi da sola. "Giorno di ferie? Permesso? No che non l'ho preso, non mi hai detto niente! Ma portala tu, che sei a casa, piuttosto!" "Lo sai che avevo intenzione di stare con Paul!" ... "Vabbè, figlia, vacci da sola".

3) ricevo una telefonata da un numero sconosciuto. Rispondo e mi sento apostrofare con "Ehi, quattrocchi!" Considerata la simpatia, e fatte due considerazioni sul timbro della voce, deduco che sia il marito di mia cugina, che ha questa mania di fingersi altre persone al telefono. Lo smaschero, "Guarda che ti ho riconosciuto! Ma non dovresti essere al lavoro?" Silenzio. "Vabbè", e riattacca. Comincio a pensare che non sia lui, dopotutto. Ma chi è l'idiota. allora?

4) mentre già pensavo di essere stata sedotta, usata e abbandonata ("...e quindi tu hai già fatto l'esame di C... potresti inviarmi i file? Io non riesco ad accedere al sito..." "Ma certo, non c'è problema, ce li ho ancora tutti salvati sul pc" *tornando a casa e scaricando appositamente qualcosa tipo 28 file*) da Ewan (una versione di Ewan Mc Gregor più metallara e boscaiola, che vedevo a un corso in unimi lo scorso autunno, e che mi sono trovata all'esame giovedì), ricevo finalmente una risposta via mail. Vabbè che non dev'essere sveglissimo, gli ho detto che parto e lui mi saluta con "ci si vede in università". Comunque. Si chiama anche lui così. È un'invasione. O una persecuzione.

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