sabato 8 ottobre 2011

Stavo rimettendo a posto la tessera sanitaria nel portafoglio, e non ci riuscivo. C'era qualcosa dentro la taschina che faceva resistenza. Smadonnando silenziosamente contro la mia mania di lasciare ovunque tracce pressoché inutili ("sarà lo scontrino di una gelateria, messo via, chissà quando, solo perché il posto era carino"), riesco a recuperare "l'intruso". Un foglietto ripiegato, scritto a mano dalla sottoscritta.

L'amore non è una cosa che è lì e si limita a stare lì ferma, come una pietra: è una cosa che deve venire fatta, come il pane, rifatta ogni volta, rifatta nuova. Quando l'ebbero fatto, rimasero uno nelle braccia dell'altra, tenendo stretto l'amore, e si addormentarono.


Ursula K. Le Guin, La Falce dei Cieli


E allora improvvisamente mi sono ricordata perché mi piace conservare ricordi e disseminarli in giro. Perché spero sempre di ritrovarli per caso, e di sorprendermi, e di riviverli.

Un libro consigliato (impaginato!) da un'amica, l'estate della laurea, una casa in montagna con i lavori in corso, una passeggiata silenziosa nel bosco.

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